venerdì 13 gennaio 2017

Bilancio 2016


Il 2016 è stato ricco di eventi e fatti rilevanti per il Lago di Bolsena; positivi e negativi.

Il fatto più importante è, purtroppo, allarmante. Lo stato ecologico è degradato ulteriormente come dimostrano i monitoraggi dell’Associazione Lago di Bolsena: la concentrazione di fosforo, l’elemento nutriente principale, è in continua crescita e, più preoccupante ancora, al fondo del Lago si osserva uno strato senza ossigeno di circa 9 metri. Ciò significa che il Lago è sulla strada verso un drastico cambiamento ecologico che sarebbe difficilmente reversibile – con gravi conseguenze ecologiche e economiche. Causa ne è l’apporto troppo grande di nutrienti (sostanze fertilizzanti per i vegetali lacustri) dal bacino - dalle fogne e dall’agricoltura.
 
 
Per salvare il salvabile, le misure da applicare urgentemente sono:

- La riparazione del collettore circumlacuale esistente e il suo completamento, anche con sistemi alternativi, sul lato ovest,
 
- Il collegamento di tutte le fognature dei comuni, delle attività turistiche e delle case private al collettore,
 
- Un adeguato finanziamento per la manutenzione del collettore dopo la riparazione e il completamento.
 
Aumento della concentrazione totale di fosforo (Ptot) negli ultimi anni
 
Un primo fatto positivo riguarda la riparazione del disastrato collettore circumlacuale: negli ultimi mesi del 2016 è stata individuata la ditta appaltatrice per i lavori, che dovrebbero iniziare prossimamente. Questi lavori saranno attentamente seguiti dalla cittadinanza – l’esempio dà Montefiascone, dove (e questo un secondo fatto positivo) la cittadinanza, su iniziativa del M5S e sostenuta dal Sindaco, ha protocollato l'attuale stato del collettore (vedi articolo).

A parte promesse, niente è stato finora fatto per eliminare gli scarichi abusivi comunali, che non solo contribuiscono a degradare lo stato ecologico del Lago, ma minacciano anche la sua balneabilità come costatato dalla Goletta dei Laghi 2016: che trova inquinati ben 6 punti su 7 esaminati!

Niente è stato fatto anche per ridurre l’apporto di nutrienti dall’agricoltura, al contrario: la Regione incentiva l’impianto di noccioleti nella Tuscia e anche attorno al Lago – malgrado il fatto che la nocciolicoltura intensiva è il responsabile principale per l’eutrofizzazione del Lago di Vico (vedi link).

E a questo proposito un altro fatto grave del 2016: inspiegabilmente, la Regione si è espressa contro una tutela a 360° dell’ecosistema del Lago rifiutando di adottare il Piano di Gestione per la “Zona di Conservazione Speciale” del Lago elaborato dai specialisti, e sostituendolo con alcune misure completamente inadatti allo scopo di tutela e rispristino richieste dall’Unione Europea.

È urgente quindi anche:

- L’aggiornamento e applicazione del Piano di Gestione finanziato dalla Comunità Europea,
 
- L’incentivazione dell’'agricoltura sostenibile nel bacino,
 
- La creazione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua (già obbligatorie) e in riva al Lago, dove vanno tutelate le cannucce.


Fasce tampone lungo un corso d'acqua
 
Un piccolo fatto positivo: la Regione promuove l’attuazione di un “Contratto del Lago” (Legge Regionale 31 dicembre 2016, n. 17), “strumento volontario di programmazione strategica e partecipata, finalizzato alla gestione integrata delle politiche di bacino”).

Senza risoluzione è rimasto nel 2016 il problema della geotermia ad alta entalpia nel comprensorio. Il progetto della centrale di Castel Giorgio (vedi articolo), che minaccerebbe la falda acquifera del Lago, è fermo aspettando la decisione della Regione Umbria che per mesi aveva temporeggiato in attesa dell’esito del referendum del 4 dicembre. Il chiaro NO, le dimissioni di Renzi e l’indebolimento della componente massonica nel governo potrebbero dare il coraggio alla Presidente dell’Umbria di finalmente dire No (come richiesto dalla cittadinanza e da tutti i sindaci del comprensorio) all’impianto spalleggiato da potenti lobby.

Tubi abbandonati della centrale di Latera

Che non si fermerebbero lì: tutt’attorno al Lago sono previste centrali geotermiche (vedi sul sito del MISE) – ultima richiesta quella per un progetto a Latera -, che costituiscono un grave pericolo per l’ecosistema. Proprio a Latera, dove sono ben visibili i residui di un primo progetto abbandonato a causa del suo forte inquinamento ambientale (vedi articolo)!

Perciò, è urgente

- La proibizione della geotermia ad alta e media entalpia nel bacino idrogeologico del lago.


Positivi ma inquietanti i primi risultati dell’inchiesta “Vox Populi” che ha contribuito a svelare, secondo gli inquirenti, un “collaudato sistema criminale” nel settore dei lavori pubblici, in parte eseguiti di “somma urgenza”: “un escamotage per consentire gli affidamenti diretti aggirando le norme sugli appalti“. Ora, questa ed altre inchieste collegate, coinvolgono tutto un gruppo di persone e funzionari di vari uffici e enti della Regione Lazio che erano attori principali di lavori pubblici (anche di “somma urgenza” (vedi p. e. qui)) nei comuni del Lago, oltre che interlocutori delle associazioni ambientaliste.

Chiudiamo con uno dei fatti più positivi dell’anno: l’accresciuta consapevolezza e partecipazione della cittadinanza alle vicende del Lago. Una delle espressioni ne era la partecipazione delle realtà del comprensorio alla EUPC (convergenza europea di permacultura) nel mese di settembre, documentata in un bel filmato. Un’altra la nascita del Comitato “Bolsena – Lago d’Europa” che intende tessere una rete europea in sostegno del Lago: rete multifunzionale– culturale, ecologica, politica, scientifica, mediatica - e internazionale. Conta già un centinaio di aderenti provenienti da vari paesi dell’Europa, e intende:

- Agire con progetti e collaborazioni internazionali in sostegno del Lago,
 
- Sviluppare una “cultura del Lago” (quale bene ambientale, luogo storico/culturale, risorsa economica) in collaborazione con gli enti pubblici e privati del territorio e con personalità ed enti europei,
 
- Costruire una rete scientifica europea per trovare risposte adeguate per il Lago,
 
- Sollecitare gli amministratori locali nell’applicazione delle misure richieste dall’UE,
 
- Chiedere all’UE di vigilare sul rispetto delle sue direttive da parte delle amministrazioni italiane.


venerdì 18 novembre 2016

Nocciole amare

 
Investire “una superficie significativa di terreni a nocciolo all’interno della regione Lazio” (si parla di 10 mila ettari) – questo è l'obiettivo ambizioso dell'accordo firmato il 13 maggio 2015 in Regione da Nicola Zingaretti con Lucio Gomiero della Ferrero Trading Luxembourg S.A. e con il presidente dell'Ismea (l'Istituto di servizi per mercato agricolo alimentare), Ezio Castiglione (delibera N° 228 del 19/05/2015).
 
 
Nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, la Regione sostiene il progetto soprattutto con fondi europei, secondo le indicazioni dell’UE per “indirizzare gli investimenti alle priorità chiave per la crescita”, ma anche nel segno della “sostenibilità ambientale”.

Buona notizia per la corilicoltura della Tuscia!

Buona notizia anche per il Lago di Bolsena nel cui comprensorio sono progettati centinaia di ettari di noccioleti?

Decisamente no, se pensiamo al Lago di Vico, il cui stato ecologico è precipitato da un livello tra “elevato e buono” negli anni ’70 a “scadente” nel 2009: “malato in coma” proprio a causa dello sfruttamento intensivo delle sue aree agricole coltivate per la maggior parte a noccioleti: “l’uso massiccio di fertilizzanti azotati, che poi, a causa delle piogge, si sono riversati nel bacino lacustre, comporta l’aumento di queste sostanze nocive nelle acque” riassume Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia al Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia, che da 20 anni studia lo stato di salute del Lago di Vico (il cui  degrado è oggetto anche di una recente interrogazione parlamentare).

Colpevoli anche tecniche colturali inadatte, che sono alla base di fenomeni come quello illustrato nell’immagine, avvenuto al Lago di Vico dopo le forti piogge di settembre: nocciole, terreno e inquinanti dilavati e trasportati nel lago.

 
A parte i danni irreversibili ambientali: l’uso incontrollato di fertilizzanti e di fitofarmaci compromette la salute della popolazione, come ripetutamente illustrato da medici specializzati in effetti ambientali (per esempio durante un recente convegno a Viterbo).

Negli ultimi anni c’è da rilevare però, che attraverso gli sforzi fatti dall’amministrazione comunale di Caprarola, si è messa in atto una campagna di sensibilizzazione degli agricoltori e si è adottato un Piano di Utilizzazione Agricola (PUA) in tutta la caldera, che prevede l’utilizzo di fertilizzanti a lento rilascio e pratiche agronomiche più sostenibili. Questo potrebbe far sì che la qualità delle acque del Lago di Vico non peggiorasse ulteriormente.

Torniamo al Lago di Bolsena: per il nostro lago, con uno stato ecologico ancora accettabile ma con chiara tendenza al peggioramento, urgono misure di ripristino. Uno degli imperativi è la riduzione dell’apporto di nutrienti dall’agricoltura, con transizione a tecniche colturali sostenibili. L’aumento invece di questo apporto in seguito all’impianto massiccio di noccioleti e alla loro concimazione spinta, gli sarebbe fatale.

Questa riduzione dell’apporto di nutrienti dall’agricoltura, nel quadro di una svolta verso l’agricoltura sostenibile nel bacino del Lago, già da anni è stata chiesta anche da esponenti della Regione, si trova delineata nelle Misure di Conservazione del Piano di Gestione, ed è stata richiesta recentemente dalla Commissione Petizioni dell’UE.

Sovvenzionare l’impianto di noccioleti “nel segno della sostenibilità ambientale”, senza però dare chiara preferenza alle colture sostenibili, è incoerente.  In zone protette, in aree di grande fragilità come il Lago di Bolsena, è ancora più incomprensibile e dimostra un’insufficiente integrazione dei principi di tutela ambientale nella programmazione agricolturale. Poiché non si tratta di un semplice cambiamento d’uso del suolo agricolo, ma di un intervento che incide gravemente su tutto l’ecosistema da tutelare, ogni nuovo impianto convenzionale dovrebbe essere sottoposto a una valutazione d’incidenza.
 
Alga rossa al Lago di Vico

Il Lago non rischia soltanto l’eutrofizzazione dovuta all’apporto massiccio di nutrienti. L’aumento dell’apporto di nitrati comporterebbe anche un altro pericolo: porterebbe il rapporto Ntot / Ptot in un regime favorevole alla proliferazione dell’”alga rossa” anche nel Lago di Bolsena.

Un ulteriore danno all’ecosistema del Lago e alla salute della popolazione arrecherebbe l’uso massiccio di sostanze biocide nella nocciolicoltura convenzionale. Si spera quindi che per i nuovi impianti previsti ci sia la possibilità di avviarli ad una coltivazione biologica o ecosostenibile.

A parte l’imperativo ecologico: concretamente la cura della salute del Lago è anche un’esigenza di solidarietà e di equità per difendere gli interessi, anche economici, di tutti: della popolazione e degli vari operatori e mestieri che dipendono dal Lago, della sua fauna e flora.  

Ricordiamo, che l’eutrofizzazione delle sue acque danneggerebbe gravemente il turismo e il valore del patrimonio immobiliare: precisamente questo si è osservato per il Lago di Vico, dove l’afflusso di turisti e i prezzi delle case sono crollati in parallelo al degrado ecologico. Un ulteriore calo della qualità delle acque del nostro lago distruggerebbe anche la sua funzione come riserva di acqua potabile, minaccerebbe l’esistenza economica dei pescatori del Lago, oltre a essere inaccettabile per una zona protetta sul livello comunitario.

Per dirla con la “vox populi” (e torneremo su questo tema): “Mi sembra un'idea ottusa quella di peggiorare la qualità idrica di un'area di pesca. Da dove pensano che venga l'acqua, dalla Luna?” (commento di un certo Marco, il 26-09-2011, all’operato delle amministrazioni)


cristalli formati a partire da soluzioni di preparati di nocciola, da coltivazione non biologica e biologica 
 

lunedì 24 ottobre 2016

A proposito del taglio dei canneti


Recentemente un lungo tratto di canneto situato sul Lungolago di Montefiascone, tra il ristorante Morano e la località Gabbelletta, è stato tagliato e trinciato. Un intervento analogo è stato effettuato all’inizio dell’estate sul Lungolago di Gradoli.
 
canneto di Arundo donax sul Lago
A questo proposito ci sono giunte varie segnalazioni e interrogazioni, riguardo l’utilità e la legittimità degli interventi attuati. Se ci concentriamo sulla “pulizia” fatta a Montefiascone, la delibera N° 211 del 20 settembre specifica:

“ … Che da un sopralluogo del personale dell'Ufficio Tecnico Comunale, si è riscontrata la necessità di effettuare degli interventi di manutenzione ordinaria consistenti nella trinciatura delle erbe infestanti e soprattutto dei canneti ( Arundo donax ) che oltre a ostacolare la circolazione stradale sono luogo di deposito di immondizie varie e sopratutto soffocano la crescita delle cannavella (Phragmites australis) spontanee che costituiscono habitat naturale per la riproduzione delle alcune specie di pesci che popolano il Lago di Bolsena, al fine di mantenere un igiene mirata al rispetto dell’ambiente naturale …”.

cannuccia di palude (Phragmites australis)
La determina distingue tra la canna comune (o domestica) – Arundo donax, e la cannuccia a palude (cannavella) – Phragmites australis, quest’ultima una specie vegetale da tutelare: “Il canneto riveste una notevole importanza per numerose specie animali. È un ambiente di fondamentale importanza per la riproduzione di diverse specie ittiche quali il luccio, la scardola, la tinca e la carpa, che depongono le loro uova in prossimità delle canne e su altre piante acquatiche; inoltre questo ambiente offre rifugio e nutrimento agli stadi giovanili di molte specie di pesci. Per quanto riguarda gli Uccelli, nella ZPS il canneto costituisce l’habitat riproduttivo per il Tarabusino (specie di interesse comunitario), per 2 specie di Acrocephalini (Cannaiola e Cannareccione) oltre che per diverse specie di uccelli quali Svasso maggiore, Tuffetto, Germano reale, Folaga, Gallinella d’acqua. Svolge inoltre una funzione di ricovero notturno e in condizioni climatiche sfavorevoli durante i mesi invernali, per i numerosi contingenti di uccelli acquatici svernanti nel sito tra le cui specie ricordiamo la Strolaga mezzana” si legge nello Studio Generale ZPS “Lago di Bolsena – Is. Bisentina e Martana” e SIC “Lago di Bolsena” e “Isole Bisentina e Martana” (p. 197 ff.).

canna comune (Arundo donax)
Le Misure di Conservazione del Piano di Gestione per la ZPS/SIC del Lago propongono varie misure per la sua salvaguardia – e giustamente, la determina del Comune di Montefiascone tiene conto del suo grande valore ecologico.

L’Arundo donax invece è una specie comune e invasiva, la cui presenza “è legata a un intenso disturbo di origine antropica”: spesso in competizione con la cannuccia a palude limitando l’espansione di essa verso l’entroterra. Nondimeno, anche il canneto di canna comune svolge funzioni utili: di schermo (utile per mitigare il disturbo dovuto alla presenza antropica sulla riva nei confronti degli uccelli acquatici svernanti), di filtro (fascia tampone per i prodotti chimici utilizzati in agricoltura).
 
canneto dopo il taglio
Detto questo, occorre però rilevare che sarebbe stato opportuno, oltreché previsto dalle norme (DPR 120/2003), sottoporre la realizzazione dell’intervento alla procedura di “valutazione di incidenza”, necessaria per quegli interventi svolti all’interno o in prossimità dei siti della Rete Natura 2000 (come il Lago di Bolsena), in questo caso non al fine di osteggiare l’azione prevista, potenzialmente positiva come detto per l’ambiente naturale, ma al fine di individuare misure di mitigazione efficaci per andare a sostituire quelle funzioni ecologiche utili che comunque il canneto ad Arundo donax, svolgeva. 

In riferimento a quanto letto in un recente articolo (vedi qui), preoccupa comunque il pericolo di un'antropizzazione della zona che probabilmente farebbe sparire i piccoli lembi residui di canneto a Phragmites australis (come sul resto del Lungolago), invece di proteggerlo, di risanarlo e farlo sviluppare verso l’entroterra.
Enrico Calvario e Georg Wallner

mercoledì 19 ottobre 2016

Nuovi spunti



Il 10 settembre su invito del Comune di Capodimonte, l’appuntamento era al Museo della Navigazione nelle Acque Interne per l’incontro intitolato “La verità sulla salute del Lago di Bolsena” (qui il link alla registrazione video).
Nella gremita sala del Museo, la conferenza è stata aperta dal sindaco Mario Fanelli che ha dichiarato che gli amministratori conoscono benissimo le criticità del Lago. Le ha riassunto così:

- il completamento del collettore circumlacuale e la sua perfetta funzionalità,
- l’individuazione di scarichi di acque nere nei fossi e nelle acque bianche,
- il perfetto funzionamento del depuratore.

Si è impegnato a trovare le soluzioni per questi problemi.


Dopo di lui, Piero Bruni, presidente dell’associazione Lago di Bolsena, ha esposto in forma concisa i meccanismi che determinano lo stato di salute globale del Lago e i problemi che la minacciano. Ha evidenziato il chiaro trend all’aumento della concentrazione dei nutrienti nel Lago, in particolare del fosforo, e ha sottolineato che è urgente arrestare questa tendenza e il concomitante degrado dell’ecosistema del Lago:
- eliminando l’apporto di acque fognarie e di acque bianche inquinate,
- riducendo l’apporto di fertilizzanti provenienti da dilavamenti di origine agricola, e
- adottando misure efficaci per la tutela globale dell’ecosistema del Lago, tra cui il divieto della geotermia nel bacino.

Georg Wallner, referente per l’ambiente dell’associazione La Porticella, si è soffermato sulla spigolosa questione della balneabilità del Lago che è minacciata da episodi d’inquinamento di breve durata, a causa di sversamenti dalle reti fognarie (circumlacuali e comunali) e dell’inquinamento delle acque bianche che giungono al Lago. Ha illustrato come la normativa richiede adeguate misure di gestione della problematica al fine di tutelare i bagnanti e di eliminare le fonti d’inquinamento.
Ha riassunto che, visto l’assenza di tali misure, la sorveglianza sanitaria delle spiagge non è garantita, ed che non è lecito attribuire l’eccellenza alla balneabilità.
Infine, ha proposto che i cittadini stessi si prendano la responsabilità di un soddisfacente monitoraggio della qualità delle acque di balneazione.

Molto positivo era il fatto che tutti e tre i referenti erano concordi su tre delle principali misure urgenti da adottare per ridurre l’inquinamento delle acque - appunto quelle esposte dal Sindaco Fanelli. È interessante in particolare, che Fanelli promette di prestare attenzione all’individuazione e all’eliminazione di scarichi abusivi nelle acque bianche - nei fossi e nelle condotte delle acque bianche, e nei tombini stradali. Un importante passo verso la soluzione di un grande problema che affligge tutti i comuni del comprensorio, e che è stato a lungo ignorato e negato dalle amministrazioni.



 Poche settimane fa si è costituito il Comitato “Bolsena – Lago d’Europa”, un comitato per la tutela e la promozione del Lago di Bolsena con un’impostazione nuova: che parte dalla considerazione che il nostro lago è un bene non soltanto italiano, ma europeo – sostenuto da strumenti e risorse dei cittadini europea, e tutelato da leggi comunitarie. Il comitato è costituito da un nutrito gruppo di cittadini europei con un mix equilibrato di nazionalità – italiani, francesi, tedeschi, belgi, olandesi, inglesi …, che risiedono nel comprensorio del Lago o che lo frequentano. Si propone di creare una rete europea di sostegno politico, scientifico e culturale del Lago, e di intervenire per il suo sviluppo e la sua tutela presso l’Unione Europea. Il nostro lago, il primo lago veramente europeo?  
Vi invitiamo a visitare il sito del comitato e a sostenere le sue iniziative!



A Bolsena, dal 7 al 11 settembre, si è svolta la “EUPC 2016” (convergenza europea di Permacultura) con il titolo: “Permaculture: a living community” (Permacultura: una comunità vivente)
La Permacultura, inizialmente un insieme di tecniche per un’agricoltura permanente e sostenibile, è evoluta in un sistema di progettazione durabile in molti settori quali architettura, economia, ecologia e altri, e oggi è inteso nel senso generale come “permanent culture” – cultura permanente, durabile.
La Permacultura è la progettazione, la conservazione consapevole ed etica di (eco)sistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali.”
Un importante evento su livello europeo; cinque giorni intensi di conferenze, workshops, presentazioni e attività (tra cui molte attività interessanti delle realtà permaculturali locali), ricchi di informazioni, novità e spunti. L’accento sulle realtà territoriali ha fatto nascere l’idea di applicare la progettazione permaculturale ai problemi attuali e locali – di sviluppare proposte di gestione durabile dell’ecosistema del Lago nella visione della Permacultura.
Possiamo sperare nei primi risultati per il prossimo Festival di Permacultura, a Bolsena nel 2017?



Un’ultima riflessione a proposito di queste immagini che illustrano alcune delle segnalazioni di abusi ambientali che ci giungono. Ci si chiede: com’è possibile che l’essere umano agisce così – ferire e uccidere gli alberi suoi fratelli, avvelenare, inquinare la sua sorella acqua, distruggere l’ambiente nel quale deve sopravvivere? Leggi, multe, sanzioni, denunce sono necessari, ma non in grado di risanare il problema di fondo, la profonda ferita, il distacco dalla base vitale dell’uomo.
Come guarirlo? Una via, forse l’unica, è di riacquisire, da piccoli, l’attenzione sensibile per tutto ciò che ci circonda. Riacquisire la sensibilità e l’insegnamento antico dei popoli indigeni - varie conferenze e workshops dell’EUPC hanno trattato questo complesso di temi.

Gli Indiani d’America riassumono così l’insegnamento degli loro antenati:
- il rispetto per l’altro e l’Altro -  che ci trasmette il senso che ognuno è collegato a Tutto e ne dipende;
- la volontà di entrare in questo cerchio della vita e collegarsi con il Tutto;
- la convinzione che tutto è sacro, il meravigliarsi: “ricominciare a stupirsi ogni mattina”.

martedì 9 agosto 2016

Dialogo, non polemiche


Sono interessanti alcune reazioni alla pubblicazione dei dati di Legambiente sull’inquinamento sanitario del Lago di Bolsena e al suo rapporto sulla Goletta dei Laghi 2016. Rileviamo soprattutto i contributi del sindaco di Bolsena, Paolo Equitani (link), di Luciano Dottarelli presidente del Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia (link) e di Vincenzo Peparello, Presidente della Confesercenti di Viterbo (link).
estate 2016
 
Giustamente Dottarelli deplora le polemiche “infuocate” e “di breve respiro” che si ripetono ogni anno, rimanendo senza effetto concreto e positivo. Polemiche nella connotazione negativa che man mano la parola (che deriva dal greco "πολεμικός" - “attinente alla guerra”) ha assunto, nel senso di un batti e ribatti di parole e frasi con l’intenzione di sconfiggere, sottomettere la controparte, e dove l’atteggiamento corretto davanti a un problema serio – quanto lo è la salute del nostro lago – è assente: che richiederebbe invece una discussione e valutazione attenta e aperta di fatti e di argomenti, per poter avviare un processo condiviso che possa portare alla risoluzione dei problemi.

Positivo e notevole è che Legambiente, Dottarelli e Peparello sono d’accordo su due punti fondamentali:

- che esistono criticità reali, “problemi di fondo”, e che è prioritario risolverle;

- che per trovare questa soluzione sia indispensabile “un approccio convintamente integrato ai problemi del lago con forme di gestione realmente unitaria”.

Riassumendo i problemi di fondo esposti nei tre scritti sopraccitati:

·         una perfetta funzionalità del collettore fognario e degli impianti di depurazione esistenti;

·         l’individuazione e eliminazione di scarichi abusivi nei fossi, nel sistema di raccolta delle acque bianche e direttamente nel Lago (anche da barche);

·         a medio termine il completamento del collettore circumlacuale;

·         di promuovere interventi volti alla riduzione degli apporti nutrienti dovuti all’agricoltura;

·         gestire con maggiore efficacia il bilancio idrico del lago;

·         una gestione unitaria dei problemi legati alla vita dell’ecosistema del bacino lacustre di Bolsena.

scarico "ufficiale" nel tombino stradale, sul Lungolago di Capodimonte

Secondo Dottarelli, “sono queste le priorità che le popolazioni e gli amministratori da tempo conoscono e sanno di dover risolvere, se vogliono salvaguardare una risorsa ancora vitale ma delicata e bisognosa di attenzione com’è il nostro lago”. E rileva inoltre “l’atteggiamento nel bel film “Lago nostro, futuro nostro”, realizzato da Stefan Karkow e Carla Zickfeld” (vedi il trailer), che sanno “coniugare la passione con il rigore dell’analisi scientifica, che è sempre un’attività che richiede il lungo periodo”.

Infatti, il documentario riporta “dati ormai consolidati, che la comunità scientifica da tempo condivide”, raccolti, valutati e pubblicati da molti anni dalle associazioni ambientaliste del comprensorio, prima di tutte dall’Associazione Lago di Bolsena con il suo presidente Piero Bruni.

Purtroppo, finora l’azione degli amministratori è stata stentata e poco efficace, ciò che ha spinto le associazioni ambientaliste a ricorrere alla raccolta firme “Salvalago” (un grande successo con più di 14 mila firme raccolte) e a rivolgersi con una petizione all’Unione Europea (vedi link).

Uno dei punti prioritari (forse il più importante e richiesto dalle disposizioni dell’UE), la gestione globale delle criticità dell’ecosistema nel bacino lacustre, è stata addirittura bocciata dall’amministrazione regionale, che ha ridotto il Piano di Gestione della ZSC/SIC Lago di Bolsena a tre misure insulse (vedi link).

A Bruxelles è stato illustrato anche un’ulteriore problema di fondo, la cui esistenza Equitani, Dottarelli e Peparello negano, senza, sembrerebbe, essere sufficientemente informati: la questione dell’operato dell’ARPA. Sarebbe utile consultare la “revisione critica dei risultati dell’ARPA del 2013”, documento allegato alla petizione n. 2191/2013, discussa il 5 maggio 2015.

La parte più importante del documento è dedicato alla revisione critica dei dati rilevati e della loro analisi scientifica riguardo allo “stato ecologico delle acque”, (praticamente irreversibile, da non confondere con l’inquinamento sanitario) e dimostra importanti lacune nell’operato dell’ARPA. Questo giudizio è pienamente condiviso dalla comunità scientifica che per discutere dello stato di salute del Lago ricorre esclusivamente ai dati raccolti dall’associazione Lago di Bolsena, scartando i dati dell’ARPA.

Una parte più piccola della revisione critica si riferisce allo stato sanitario del Lago, mettendo in luce soprattutto due punti critici (oggetto di alcuni post dell’Osservatorio, e già del Rapporto sullo Stato di Salute del Lago 2011):

- Secondo la normativa vigente (ai sensi della Direttiva 2006/7/CE e disposizioni successive), le spiagge del Lago di Bolsena sono da definire come “soggette a inquinamento di breve durata”, a causa dello stato precario del collettore fognario, delle insufficienze delle reti fognarie comunali e dei multipli scarichi abusivi nei fossi e nel sistema di raccolta delle acque bianche. In questo caso, sempre secondo la normativa, per giustificare il giudizio “eccellente”, sarebbe obbligatorio che “siano adottate misure di gestione adeguate. .. per prevenire l'esposizione dei bagnanti” e “ ... per prevenire, ridurre o eliminare le cause di inquinamento ...”.

Visto l’assenza di queste misure di gestione, l’agenzia non avrebbe dovuto esprimere il suo giudizio di eccellenza e sarebbe stata tenuta, invece di fare un solo prelievo il mese, a monitorare e sorvegliare strettamente l’inquinamento sanitario.

- Se prendiamo l’esempio di Capodimonte, un lungo tratto (più di 2 km, il tratto più frequentato di tutto il Lago, con migliaia di bagnanti) è senza sorveglianza sanitaria, in violazione delle disposizioni del D.lgs. 116/08 art. 9: “... Il punto di monitoraggio è fissato ... dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti ed il rischio più elevato di inquinamento”. E in questo tratto di spiaggia Legambiente trova le acque inquinate (lo illustra questo link).

Invece di ricorrere alla negazione polemica della realtà o a improduttive proclamazioni di fede (“Non si capisce come i dati dell'ente deputato alle analisi delle acque [l’ARPA] possano essere messi in discussione da altri soggetti”), ci auguriamo una discussione aperta di queste critiche e un processo condiviso di ottimizzazione dell’operato dell’ARPA.

Finalmente un dialogo, che per anni è stato rigorosamente evitato dalle istituzioni.

dialogo
 

sabato 30 luglio 2016

Il Lago degli Struzzi


Il lago di Bolsena tra i più inquinati d’Italia. A dirlo è il rapporto annuale di Legambiente” …
Non è cambiato nulla: Esattamente come l’anno scorso, la Goletta dei Laghi di Legambiente (vedi il bollettino) riscontra una situazione preoccupante delle acque di balneazione del Lago di Bolsena - sei campioni su sette risultano fortemente inquinati.

Comune
Luogo
Analisi
 
Bolsena
Foce Fosso del Cimitero
entro i limiti
Montefiascone
Foce torrente nei pressi del parco giochi
fortemente inquinato
Marta
Lago, presso spiaggia in fondo a via Cava
fortemente inquinato
San Lorenzo Nuovo
Fosso il Fiume (Le Vene)/ Foce del Fosso Ponticello
fortemente inquinato
San Lorenzo Nuovo
Foce canale in località Prati Renari
fortemente inquinato
Capodimonte
Spiaggia in viale Regina Margherita (tra via dei Pini e via degli Eucaliptus)
fortemente inquinato
Gradoli
Foce fosso Cannello o foce del fosso Rigo
fortemente inquinato

 Ed esattamente come negli anni precedenti, gli amministratori negano:
Paolo Equitani, sindaco di Bolsena: “Il lago di Bolsena è sicuro, lo confermano i dati di Arpa Lazio” …

Si arrabbiano: “Non è possibile che chiunque si svegli la mattina possa pensare di fare delle analisi e di mettersi a parlare di vicende che non conosce”.

Giudicano: “Come mai i loro [dell’ARPA] dati risultano nella norma e quelli di Legambiente no? Risulta ovvio che solo uno dei due possa aver ragione, ma visto che l’Arpa è una società di professionisti che svolge da sempre controlli molto accurati con cadenza regolare, tendo a protendere per dar ragione a quest’ultima”.

E riassumono: “Enigma risolto, quindi, il divieto di balneazione non ci sarà perché i dati di Arpa contraddicono quelli di Goletta Verde”.

 
La verità, purtroppo, è tutt’altra. La professionalità degli operatori di Legambiente è incontestabile, i loro dati sono validi quanto lo sono i dati dell’ARPA; ambedue rispecchiano due facce della realtà:
Le acque di balneazione sono pulite là dove non ci sono fonti d’inquinamento e in giorni a basso rischio d’inquinamento – nei luoghi e periodi dove l’ARPA prende i prelievi.
Invece, vicino a possibili fonti d’inquinamento (foci dei fossi, scarichi dei serbatoi di accumulo del COBALB, scarichi abusivi …), le acque possono essere inquinate, soprattutto in periodi a rischio – luoghi e periodi dove Legambiente non evita di prendere campioni.
Ed è probabilmente per questo motivo che Legambiente ha trovato fortemente inquinate le spiagge del Lago di Bolsena il 17 luglio, due giorni dopo gli acquazzoni del 15 luglio. In vari modi le piogge possono causare un inquinamento del Lago: attraverso i scoli dei tombini stradali che convogliano le acque “bianche” (incluso ogni specie di sporcizia raccolta strada facendo) nel Lago, attraverso i fossi dove si accumulano sozzure e confluiscono numerosi scarichi abusivi …

inquinamento di un fosso
Questi pericoli sono ben noti, anche alle amministrazioni comunali. L’inquinamento rilevato da Legambiente è ben reale, e le autorità avrebbero dovuto pronunciare il divieto di balneazione; invece hanno preferito di mettere a rischio la salute dei bagnanti. E giustamente vanno “su tutte le furie i proprietari delle attività turistiche del lago”: di fronte all’incapacità dei comuni di prendere i necessari provvedimenti.
Un grande problema è che l’ARPA Lazio, quando dichiara “eccellente” la balneabilità delle acque, abbellisce la realtà: applica una normativa valida nel caso di un lago “sotto controllo”, senza scarichi abusivi e accidentali (quindi nell’ipotesi di una situazione stabile, statica della qualità delle acque) al Lago di Bolsena dove si verificano frequenti “inquinamenti di breve durata”, a causa del collettore fognario disastrato e delle numerose altre fonti d’inquinamento attive (vedi link). Questa situazione richiederebbe una frequenza più alta dei prelievi, oltre che a fissare i punti di monitoraggio (D.Lgs. 116/08) “... dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti ed il rischio più elevato di inquinamento“: ed è qui dove Legambiente trova l’acqua inquinata, mentre l'ARPA evita questi punti a rischio.  Il caso più lampante è il Lungolago di Capodimonte dove i bagnanti sono effettivamente senza sorveglianza sanitaria.

Inadempienze dell'ARPA e di responsabilità comunale quindi, e non solo malfunzionamenti del collettore COBALB. Ma anche qui troviamo una situazione a rischio: i lavori per il ripristino del disastrato collettore circumlacuale non sono ancora stati assegnati, causa intoppi amministrativi e problemi legati alla nuova normativa degli appalti pubblici. Ormai sembra sicuro che l’inizio dei lavori slitterà all’anno prossimo, con il pericolo di sversamenti fognari durante l’alta stagione.

Un altro aspetto è la diffusa politica del negare ogni problema, dell'oscurare – la politica dello struzzo - che è altamente controproducente poiché impedisce l’impegno serio per risolvere le criticità, con la sistematica e colpevole soppressione delle informazioni ritenute scomode. Un’eclatante esempio è la censura esercitata dalla direzione del festival “Cinecastello” a Bolsena (direttore Emiliano Leoncini, relatore Aldo Forbici, giornalista RAI), dove il documentario “Lago nostro – Futuro nostro” (vedi il trailer) creato da Stefan Karkow e Carla Zickfeld all’ultimo momento (e dopo la pubblicazione dei dati di Legambiente!) è stato eliminato dal programma (da tempo stabilito).
manifesto di "Cinecastello" del 18 luglio, prima della censura
Perché? Un film che mostra in maniera olistica le bellezze, l’ambiente del lago come unità di acqua e terra e discute con scienziati (ecologisti e biologi, climatologi, urbanisti), ma anche alla base con contadini e pescatori, i problemi e soluzioni per risolvere i problemi ecologici attuali. Un Slow-Film poetico che documenta e discute in maniera olistica nostro territorio e potrebbe essere anche considerato un studio antropologico, un omaggio alle persone che sono coinvolte. Però considerato “un film politico” dal direttore, e “la politica non vogliamo qui”.
 
Ma come siamo ridotti.