sabato 15 luglio 2017

Audizione a Bruxelles: Applausi per il Lago


Il 10 luglio si è svolta davanti alla Commissione Petizioni del parlamento europeo, la seconda audizione sulla petizione n. 2191/2013 sull'inquinamento del lago di Bolsena, presentata da Piero Bruni e Georg Wallner. L’audizione è stata possibile grazie all’interessamento del gruppo M5S al Parlamento Europeo.
Cecilia Wikström: "che il Lago possa essere tanto pulito quanto bello!"

Piero Bruni, Presidente dell’associazione Lago di Bolsena, ha ricordato che, dopo la prima audizione il 5 maggio 2015, la Presidente della Commissione Petizioni aveva inviato una lettera di sollecito alla regione Lazio chiedendo azioni concrete per ridurre l’apporto di fosforo al Lago. Nella lettera la Presidente aveva auspicato “che la Regione Lazio e le autorità locali adottino un piano efficace che permetta di preservare l’equilibrio ambientale del lago di Bolsena, riparando e completando in primis il collettore fognario circumlacuale attualmente incompleto e disastrato”.
Bruni ha fatto presente che invece nessuna misura per salvaguardare il Lago è stata realizzata. Dal 2015, la concentrazione di fosforo nelle acque del Lago è ulteriormente aumentata, la qualità ecologica è diminuita da “buona” a “sufficiente” e si è rilevato che è in atto un processo di eutrofizzazione.
Ne sono cause il sistema fognario disastrato e incompleto, l’apporto crescente di fosforo dall’agricoltura (incentivi ai noccioleti) e l’assenza di un piano efficace globale per la tutela dell’ecosistema del Lago. Bruni ha precisato che la Regione Lazio ha omesso di adottare il Piano di Gestione (PdG) della Zona Speciale di Conservazione del Lago di Bolsena elaborato dai massimi esperti dell’ecosistema del Lago, finanziato dall’UE ed approvato nel 2009 dalla Provincia di Viterbo. In sostituzione nel 2016 la Regione ha adottato un piano completamente inutile per ridurre l’arrivo del fosforo. Se il PdG fosse stato adottato nel 2009 il Lago non sarebbe nelle condizioni in cui si trova attualmente.
Come ultimo punto, Bruni si è soffermato sulla necessità di interdire lo sfruttamento della geotermia a media e alta entalpia nel bacino idrografico del Lago, che rischia di inquinare le acque con sostanze tossiche e cancerogene.

Riassumendo, le misure da adottare sono:

Per ridurre l’apporto di fosforo dalle fognature: Riparare e completare il sistema fognario.
Per ridurre l’arrivo di fosforo dall’agricoltura: Incentivare la volontaria conversione alla agricoltura biologica e promuovere pratiche agricole sostenibili.
Per salvaguardare l’ecosistema lacustre: Adottare un piano di gestione efficace per la Zona Speciale di Conservazione. Aggiornare ed applicare il Piano di Gestione finanziato dalla UE.
Per evitare l’inquinamento da arsenico del lago e della falda potabile: Inserire il bacino idrogeologico del lago di Bolsena e le zone limitrofe fra le “zone non idonee per l’esplotazione geotermica ad elevata entalpia “.
 

Dopo questa esposizione, la Presidente Cecilia Wikström (del partito liberale svedese) ha ringraziato costatando che il Lago di Bolsena dovrebbe diventare tanto pulito quanto è bellissimo da vedere, per il bene di tutti.
A questo punto si è prodotto un caso singolare, senza precedenti: i rappresentanti della Commissione Europea, che dovrebbero fornire informazioni e pareri per conto dello Stato Italiano, non si sono presentati alla discussione senza dare avvertimento o spiegazione.
Dopo un periodo di attesa, la Presidente ha dato la parola ai parlamentari. Sono intervenuti 

Eleonora Evi (M5S) che ha rilevato il fatto grave che la Commissione Europea non si sia presentata. Ha sottolineato che il Lago di Bolsena, come Zona Speciale di Conservazione che rientra sia nella direttiva Habitat sia nella direttiva Uccelli, è un’area che dovrebbe essere assolutamente tutelata. Visto l’assenza di efficaci misure di conservazione, il Lago di Bolsena, di un alto valore ecologico, è ben lontano da essere tutelato e lo Stato Italiano non sta facendo il suo dovere.
Margarete Auken (del partito socialista popolare danese) che ha dichiarato di trovare scandalosa l’assenza della Commissione che rappresenterebbe una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi obblighi e della Commissione Petizioni, e che il caso del Lago di Bolsena presenta una violazione della legislazione europea. Ha chiesto una linea dura nei confronti della Commissione che da anni rinvia e promette decisioni importanti senza arrivare a risultati concreti,
Peter Jahr (deputato dell’Unione Cristiano-Democratico (CDU) tedesca) che chiede di chiarire se ci sia di fronte a violazioni della legislazione europea, se la commissione abbia intenzione di avviare una procedura di infrazione, e se ci sia un dialogo con lo stato membro per trovare soluzioni. Considerando il continuo peggioramento della qualità delle acque, suppone che ci sia violazione di leggi europei, ciò che bisognerebbe chiarire rapidamente con uno sforzo comune.
Dario Tamburrano (M5S) mette l’accento sul rischio che la situazione peggiori ancora e si concentra sui progetti di centrali geotermiche nel comprensorio, che rappresentano un rischio importante sia di contaminazione delle acque del Lago da fluidi geotermici venefiche - il che rappresenterebbe un disastro ambientale, sia di terremoti indotti dall’attività delle centrali che colpirebbero zone già minacciate dalla loro sismicità naturale.

La Presidente conclude l’audizione dichiarando che la petizione rimane aperta in attesa di ulteriori indagini e sviluppi. Chiederà che la Commissione dia subito una risposta che sarà rapidamente trasmessa al petizionario, e che si pronunci sull’intenzione di avviare o non una procedura di infrazione. Sottolinea che si tratta di qualche cosa di gravissimo e garantisce che la Commissione Petizioni prenderà estremamente sul serio la questione.
Infine esprime tutto il suo rispetto per l’impegno personale del petizionario e della esposizione scientifica della questione, e che apprezza moltissimo gli sforzi continui che fa per migliorare la situazione del Lago. Infine ringrazia infinitamente questo uomo “di una certa età” che ha lavorato tanto duramente. L’Assemblea si è conclusa con un applauso.

Una ripresa video dell’audizione è accessibile qui. Tutti i documenti – un riassunto e documenti di approfondimento - trasmessi alla Commissione possono essere visionati sul sito bolsenaforum.

venerdì 30 giugno 2017

Bolsena - Lago in Pericolo?

Inizio giugno, una ventina di associazioni, comitati e gruppi informali del comprensorio del Lago di Bolsena hanno organizzato con grande successo le Giornate dell’Ambiente – “un Lago da amare”. Durante questa manifestazione che si è svolta in varie località tutto intorno al Lago, hanno ricevuto grande attenzione alcuni manifesti e stand informativi che avvertivano “Bolsena – Lago in Pericolo!”

Si tratta di preoccupazione fondata, di dovere di informare e allertare? Oppure di “allarmismo” o addirittura “terrorismo ambientale” come sostengono alcuni? Qual è la base scientifica per questa affermazione che la salute del Lago a lungo termine è in pericolo?

 

Il Lago di Bolsena, osservato in superficie, appare, oltre che bellissimo, in buona salute. Preoccupano invece i monitoraggi fisici e chimici che registrano il progressivo aumento della concentrazione del fosforo nel corpo d’acqua che causa l’esaurimento dell’ossigeno disciolto al fondo. È una situazione che anticipa un processo degenerativo che, in mancanza di azioni correttive, porterà al declassamento qualitativo, con grave danno ambientale ed economico.

Il fosforo è una sostanza che aumenta la produzione del fitoplancton e con esso degli animali che se ne cibano.
Il fosforo è presente nei liquami del sistema fognario, e sui campi attorno al Lago in seguito alla loro concimazione. Arriva nel Lago dal sistema fognario, difettoso in molti rispetti, nonché per dilavamento dai campi.
Il fosforo viene eliminato con la deposizione delle spoglie vegetali ed animali che cadono sul fondo del lago dove vi rimangono segregate come sedimenti. Se la quantità delle spoglie eccede quella che può per essere trattenuta nei sedimenti, parte del fosforo rimane in soluzione aggiungendosi ogni anno alle eccedenze precedenti. Ne consegue un progressivo accumulo nel corso degli anni. In caso di grave mancanza di ossigeno al fondo un’ulteriore quantità di fosforo viene rilasciata dai vecchi sedimenti aggiungendosi al carico esterno esistente.


Evoluzione della concentrazione totale di fosforo negli ultimi anni, rilevata nel periodo di massimo rimescolamento.

Nel lago di Bolsena il graduale aumento della concentrazione del fosforo nel corso degli anni è illustrato nell’immagine. In essa si vede che la concentrazione, che era 8,1 microgrammi per litro (μg/l) nel 2005 è gradualmente aumentata fino a 16,2 μg/l nel gennaio del 2017.
Per quanto riguarda l’ossigeno le misure durante l’anno 2016 mostrano la presenza al fondo di uno strato senza ossigeno, che in dicembre raggiunge uno spessore di circa 9 metri. Nello strato anossico è presente ammoniaca che è indice di processi putrefattivi in atto.
 


Tutto ciò indica chiaramente l’inizio dell’eutrofizzazione del Lago di Bolsena

 È da sottolineare che questi dati e conclusioni scientifici sono indiscutibili. Sono stati riconosciuti come validi da tutte le autorità scientifiche e amministrative in occasione di un recente incontro nella Prefettura di Viterbo. Sono stati confermati da un recentissimo studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che nella conclusione rileva “l’aumento del livello trofico in corso e la necessità di una urgente azione correttiva”.

 Siamo quindi arrivati ad una situazione di allarme che richiede interventi urgenti ed efficaci:
Il Lago di Bolsena è in pericolo.

Le alternative oggi possibili sono illustrate schematicamente nell’immagine qui sotto, nella quale è indicato il trend del fosforo dal 2005 al 2017. Se non si prenderà alcun efficace provvedimento per ridurre l’arrivo del fosforo il trend si impennerà ulteriormente per il rilascio di fosforo solubile da parte dei sedimenti causato dalle prevedibili future anossie. Eventuali provvedimenti che conservino l’attuale arrivo di fosforo non avrebbero senso. Occorre quindi affrontare la strada del ripristino resa ardua soprattutto dal lunghissimo tempo di rinnovo del nostro Lago, realizzando una serie di interventi in vari settori.


È ora di cambiare: concentriamo la nostra attenzione sulla difesa e la cura del Lago,  e smettiamo di considerarlo soltanto una risorsa da utilizzare e sfruttare.

INTERVENTI URGENTI DA ADOTTARE

1. Revisione e aggiornamento del collettore circumlacuale esistente.

2. Adozione di soluzioni di tutela per la parte mancate di collettore sul versante ovest.

3. Aggiornamento e applicazione del Piano di Gestione (PdG) adottato dalla Provincia.

4. Verifica se le fognature dei comuni, delle attività turistiche e delle case private isolate sono collegate al collettore e adozione di soluzioni efficaci ed economicamente fattibili.

5. Istituzione del contratto di lago da parte della Regione Lazio (L.R. 31/12/2016 n. 17).

6. Creazione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua afferenti al lago.

7. Per evitare sversamenti inquinanti in caso di piogge intense, provvedere specifiche soluzioni nelle stazioni di sollevamento del collettore che oltre ai liquami ricevono acque piovane.

8. Incentivo supplementare per l’agricoltura biologica nel bacino.

9. Adeguato finanziamento per la manutenzione del collettore e delle stazioni di sollevamento.

10. Il bacino idrogeologico del lago dev’essere dichiarato “zona non idonea per la geotermia a media ed alta entalpia”.
 



 

mercoledì 7 giugno 2017

per una navigazione sostenibile


Un Lago in Pericolo
C’è un consenso generale che il Lago di Bolsena è in pericolo: si osserva un suo continuo e progressivo degrado e l’inizio del processo di eutrofizzazione.

C’è consenso generale anche sul fatto che è urgente prendere misure per salvare il lago, in tutti i settori:
- nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue,
- con la riduzione dell’apporto di inquinanti dall’agricoltura,
- riducendo l’effetto dell’urbanizzazione e dell’antropizzazione del territorio,
- con la gestione ecosostenibile di tutti i settori della vita comune e privata, tra cui
- l’ecosostenibilità nei trasporti e nel turismo.


Priorità è dunque garantire la piena tutela del Lago, di questa immensa risorsa ambientale, storica e paesaggistica. “Dobbiamo lasciare ai nostri nipoti ciò che abbiamo avuto in eredità dai nostri nonni”. Priorità dunque al turismo ecosostenibile, al trasporto ecosostenibile, alla navigazione ecosostenibile.

Effetti nocivi della motonautica
C’è consenso generale anche sul fatto che la navigazione con motore a combustione inquina il Lago e deteriora il suo ecosistema, poiché:

- una parte del carburante consumato è rilasciato nell’acqua - fino al 30% per motori a 2 tempi (in estinzione), molto meno per motori a 4 tempi e di modesta cilindrata;
- molte barche turistiche (di ogni tipo) scaricano le acque nere (spesso arricchite di prodotti chimici) nel Lago;
- le aree di sosta delle barche con motore a combustione sono fonte di forte inquinamento, che irradiano sulle zone limitrofe e su tutto il Lago;
- le barche con motore a combustione causano inquinamento acustico;
- con ogni passaggio veloce di un motoscafo in acque basse, una parte del fosforo sul fondo viene rimesso in sospensione ed è disponibile come nutriente;
- il passaggio veloce di barche in acque basse e vicino alle rive causa turbolenze che distruggono o disturbano flora e fauna;
- le barche a motore facilitano l’accesso a zone protette dalla riva, con un degrado conseguente di flora e fauna;
- le sostanze antivegetative usate per proteggere le carene delle barche (di ogni tipo) inquinano le acque.



Possibili rimedi
C’è infine consenso generale che occorre porre rimedio a questi effetti dannosi. Si distinguono due modalità:


1 - divieto della navigazione con motori a combustione (eccezioni per uso professionale):
Soluzione scelta in molti laghi in Italia e nel mondo, tra cui negli laghi di dimensioni medio-grandi dell’Italia centrale (Vico, Bracciano, Trasimeno), nella parte settentrionale del Lago di Garda, in una grande parte dei laghi in Austria, Svizzera, Francia e Germania. Sono ammesse barche con motori elettrici.
Soluzione efficace e semplice da applicare, poiché il controllo è facile.

2 - regolamento della navigazione per limitare gli effetti nocivi: La via scelta in altri laghi, con limitazione della velocità e/o della potenza dei motori, introduzione di una distanza di rispetto dalle rive, con un limite alla grandezza delle barche e del numero delle barche ammesse, e con divieti per certi tipi di barche.
Soluzione proponibile soltanto se accompagnata da una sorveglianza efficace e dettagliata.

 

 
Lago di Bolsena
Per il Lago di Bolsena esiste un approfondito studio scientifico degli massimi esperti dell’ecosistema del Lago di Bolsena. Le proposte per la salvaguardia del Lago sono riassunte in Misure di Gestione, che contemplano “tutti fattori che incidono sulla conservazione e l’eventuale ripristino dell’Habitat”. Queste misure sono state adottate dalla Provincia di Viterbo 8 anni fa: sono la base scientifica per tutte le decisioni che riguardano l’ambiente del comprensorio.

Per la navigazione, lo studio definisce questi interventi:
- “numero chiuso” delle barche (riduzione a mille come primo passo);
- limitazioni a motori a quattro tempi della potenza massima di 40 HP;
- per l’Isola Bisentina, divieto per la navigazione per tutte le imbarcazioni per una distanza di circa 100 metri dalle pareti rocciose;
- utilizzo di un mezzo di ancoraggio per le soste brevi, che non “strappi” la vegetazione.

Questi interventi si devono aggiungere alle misure già stabilite in precedenza dalla Provincia (e tuttora in vigore), e in particolare:
- velocità massima per tutte le barche di 25 nodi;
- divieto i natanti a motore del tipo “moto d’acqua” o “acquascooters”;
- nell’intero perimetro del lago una fascia di protezione di m 150 dalla battigia, nella quale è vietata la navigazione a motore;
- divieto della navigazione a motore nei mesi da novembre a febbraio.


“L’indotto” – per chi, a quale prezzo?
Quali ragioni per non imboccare una delle due strade indicate (della limitazione o del divieto)? Viene avanzato l’indotto – “… il turismo nautico rappresenta un indotto economico straordinario, seppure non espresso ancora con il pieno potenziale” afferma l’associazione Nautica Martana.
Detto così, senza che venga operata alcuna differenziazione tra barche con motori a combustione e altre barche (a vela anzitutto), questa affermazione riferita al Lago di Bolsena non ha alcuna base seria. Non è possibile stimare a quanto potrebbe ammontare questo indotto, e chi ne potrebbe beneficiare.
Se parliamo di barche con motore a combustione: questa affermazione tiene conto del danno alla risorsa acqua potabile rappresentata dal Lago? Tiene conto del danno all’ecosistema e dei costi di questo degrado per la comunità? Un danno economico diretto, quantificabile, e anche un costo indiretto – poiché si danneggia il turismo ecosostenibile, che rappresenta la vera risorsa - “straordinaria” quella sì – del comprensorio. Basta aprire gli occhi e guardare oltre il campanile, a realtà dinamiche e orientate verso il futuro sostenibile come il Lago di Garda (e in particolare nel Trentino), dove l’accento posto consapevolmente sulla risorsa ecosostenibile – con attività come vela, canottaggio e simili, windsurf, kitesurf, escursionismo a piedi o in bici, tiro on l’arco, ippica, tennis, golf, birdwatching, wellness, turismo spirituale e culturale - ha portato a uno sviluppo enorme del settore.

pista ciclabile sul Lago di Garda

Quindi?
Esiste una soluzione per la navigazione nel Lago di Bolsena che permette di realizzare allo stesso tempo le due priorità per il suo comprensorio – la tutela del suo ecosistema e lo sviluppo economico del territorio. Questa soluzione è la conversione a una navigazione ecosostenibile.

Questo significa:
- eliminare da subito barche con motori a combustione a due tempi;
- eliminare i posteggi (spesso abusivi) al di fuori dei porti;
- limitare, in un primo passo, il numero delle barche con motore a combustione a mille in tutto il Lago;
- limitare la potenza dei motori a 40 HP;
- applicare con rigore le norme emesse dalla Provincia.

Però:
Poiché per il Lago di Bolsena il controllo efficace delle misure necessarie per limitare i danni da una navigazione con motori a combustione – limite di velocità massima, rispetto delle fasce di protezione - è impossibile (mancano i mezzi e il personale formato per garantire questo controllo), si impone la strada del divieto globale della navigazione con motori a combustione (con diverse eccezioni p. e. per i pescatori, da limitare nel tempo).


 

lunedì 17 aprile 2017

"Giù per Le Pioppe"


La cronologia:

20 febbraio 2017:
Con la determina n. 46 “Potatura e abbattimento di pioppi in viale Regina Margherita” il Comune di Capodimonte affida questi lavori a una ditta di Viterbo per il prezzo di € 5.494,43.

6 aprile:
L’associazione La Porticella, allertata da alcuni capodimontani, con lettera protocollata chiede un incontro urgente con il Sindaco Mario Fanelli, per essere informata sui motivi degli interventi e su eventuali perizie, permessi e avvisi a riguardo. Richiede inoltre di sospendere ogni azione di abbattimento.

10 aprile:
In mattinata, l’Ufficio Tecnico del Comune chiama il segretario dell’associazione, dichiara che in questo caso il Comune può procedere senza particolari permessi e avvisi, e che i motivi per l’abbattimento sono l’età degli alberi e la loro pericolosità, il pericolo di allergie provocate dai pioppi, e soprattutto il fatto che siano già stati messi a dimora giovani platani per sostituire i grandi pioppi i quali impediscono il loro sviluppo. Il segretario insiste comunque sull’incontro e propone come data giovedì 13 aprile.

10 aprile:
Nel primo pomeriggio appare un post su facebook: APPELLO URGENTE. Questi 22 stupendi alberi fanno da cornice al lago di Bolsena nel paese di Capodimonte. Per motivi incomprensibili il comune li vuole abbattere perché secondo questi burocrati provocano l'allergia di alcune persone, forse proprio di qualcuno che lavora nel comune stesso? Cerchiamo di fare il possibile per evitare questo scempio e iniziamo con il condividere questo post il più possibile su facebook.

Il post riscuote un’enorme risonanza con più di 1200 (!) condivisioni e centinaia di commenti e controcommenti.

Intanto, La Porticella interpella il Corpo Forestale e la Soprintendenza che si mostrano molto disponibili.
Il CF dichiara di essere al corrente della vicenda, di avere ricevuto l’anno scorso un’istanza a proposito e che, visto il carattere dell’intervento e nell’assenza di una tutela specifica degli alberi, non ha motivo di intervenire.

La Soprintendenza conferma questo parere, aggiungendo che sembra comunque improbabile che un tale viale alberato non sia tutelato; promette di informarsi in materia.

Riflessione:

La legge 14 gennaio 2013 n.10, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” permette di mettere sotto tutela (nel suo articolo 7) “… gli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale”.

Questa legge stabilisce che, entro sei mesi dall'entrata in vigore, i comuni sono tenuti a identificare principi e criteri per il censimento degli alberi monumentali nel proprio territorio e fornire questa informazione alla rispettiva Regione.

Senza dubbio, “I Pioppi”, o “Le Pioppe” per i capodimontani, viale alberato unico nel mondo per la sua età (l’impianto risale al 1400 all’incirca, vedi qui per la sua storia) e la sua estensione, soddisfano tutti i criteri di pregio citati dalla legge. Nel 2013, è stata fatta richiesta esplicita (vedi anche il post) al Comune di metterlo sotto tutela, il che permetterebbe accesso a fondi regionali ed europei per la salvaguardia e la cura.
 
Riflettiamo sulle motivazioni avanzate per abbattere i pioppi:

- I pioppi provocano forte allergia? Secondo tutte le fonti affidabili, il polline del pioppo ha solo un potere debole di provocare allergie, e queste sono rare. Inoltre, le caratteristiche allergogene del pioppo sono del tutto simili a quelle del platano. Nessun motivo quindi per abbattere i pioppi o per sostituirli con platani.

- I 22 pioppi in questione sono vetusti e pericolanti? Gli alberi non sono vecchissimi. Un’ispezione visiva da un esperto rileva qualche albero difficile da recuperare, alcuni di salute non ottima, dopo potatura accorta nessuno sarebbe pericolante.

- I pioppi vanno abbattuti per permettere lo sviluppo dei giovani platani messi a dimora alcuni anni fa - in verità sono pochi i giovani alberi disturbati. Infatti, questo è l’unico motivo avanzato nella determina n. 46:

Premesso che nell’ultimo tratto di lungolago, dal fosso della Madonna fino alla struttura comunale del campeggio, sono state messe a dimora da alcuni anni delle alberature di platano per completare l’alberatura esistente in riva al lago costituita essenzialmente da platani;
Che in conseguenza di tale impianto, anche al fine di favorire lo sviluppo delle nuove essenze, occorre procedere all’abbattimento delle piante di pioppo esistenti in quel tratto …”

Qui siamo nel campo del gusto, della scelta estetica ed emotiva: meglio i platani o i pioppi? Quale concetto di bellezza? E poi: come investire i pochi fondi disponibili Comuni?
 
I Pioppi nella pianta del 1774

Tutte le fonti storiche descrivono il viale costituito da pioppi (“l’arbuccio”), olmi, ontani, ornelli, anche salici e gelsi nel passato – un impianto misto con piante del posto, impiantate da contadini e pescatori (e parecchi di noi si ricordano ancora …). Il platano fu introdotto nei primi anni del secolo scorso, forse per imitare la scelta della borghesia nella raffinata Bolsena: non è però capodimontano. Una tutela attenta al carattere essenziale del viale nella sua continuità storica, e fiera della sua origine contadina, tenterebbe di conservare e rinforzare questo aspetto.

Alternative all'abbattimento:

- Con i fondi risparmiati curare i pioppi e trapiantare pochi giovani platani  in luoghi da individuare;
- Mettere urgentemente sotto tutela il viale storico “I Pioppi”;
- Nel futuro, sostituire piante morte o pericolanti con piante tradizionali e locali.
 
“I Pioppi” nel 1907. Foto raccolta e rielaborata da Tommaso Rossi
 

venerdì 14 aprile 2017

Attacco chimico


È un fenomeno che si ripete ogni primavera e si aggrava di anno in anno: l’uso diffuso di sostanze erbicidi nei campi, ma anche in aree pubbliche, lungo le strade, lungo i corsi d’acqua e a pochi metri dalle rive del Lago.

In un post precedente abbiamo trattato questo problema focalizzandoci sul glifosato, principio attivo dei diserbanti più usati al mondo nell’agricoltura. Fu sviluppato negli anni settanta dalla multinazionale Monsanto e si trova in commercio sotto vari nomi suggestivi: Roundup, Taifun, Desert, Rasikal Quick, Mastiff …

diserbo nel vigneto

Potrebbe essere meno dannoso di molti altri composti chimici negli erbicidi, ma è comunque pericoloso per uomo, animali, piante e l’intero ecosistema. Un erbicida sistemico totale (“seccatutto” in gergo), uccide le piante indiscriminatamente, si accumula nel terreno e nel corpo umano: è stato rilevato nell'organismo della maggioranza della popolazione nelle grandi città europee.
Il glifosato è irritante per gli occhi e alle vie respiratorie, nel contatto può provocare vomito, bava alla bocca, diarrea e convulsioni. Nell’uomo, il glifosato è sospettato di essere dannoso per il sistema endocrino e riproduttivo, e sembra collegato all’apparizione epidemica di una nuova forma d’insufficienza cronica renale (CKDu).

diserbo in un campo a pochi metri dal Lago
 
Il glifosato giunge nel corpo in vari modi: attraverso il contatto con superfici trattate, per le vie respiratorie dopo inalazione di polveri o vapori, con l’ingestione di sostanze contaminate. In pericolo sono soprattutto bambini che giocano, esplorano, toccano in zone trattate: utilizzare erbicidi in aree urbane è assolutamente da evitare.

Dopo un'analisi approfondita conclusasi nel 2015, gli esperti dell'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) hanno deciso di inserire il glifosato nella lista delle sostanze "probabilmente cancerogene" (categoria 2A).

diserbo lungo la strada
 
Più tardi, EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) e FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura) hanno concluso che "è improbabile che il glifosato comporti un rischio di cancro per l'uomo come conseguenza dell'esposizione attraverso l'alimentazione".

Da una parte, l’ammorbidimento della posizione ufficiale è basato in parte su ricerche e reviews finanziate o influenzate da Monsanto (vedi: Glyphosate and cancer: Buying science).

Dall’altra, l’ipotesi dell’EFSA non contraddice le conclusioni dell’IARC, cioè che il glifosato arrivato nel corpo umano è probabilmente cancerogeno. Ritiene però, che le concentrazioni medie del glifosato negli alimenti non bastano ancora per aumentare significativamente il rischio di sviluppare un cancro. Il discorso cambia per persone che facilmente vengono in contatto con l’erbicida – agricoltori, operatori urbani e bambini.

perché non così?
 
Il glifosato è tossico per organismi acquatici con effetti a lungo termine per l’ambiente acquatico. È nocivo per molti insetti e danneggia gravemente gli ecosistemi naturali. Nell’agricoltura intensiva è associato all’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM).

Nel post precedente, abbiamo proposto a tutti i Comuni del Lago di rilasciare ordinanze di divieto dell’uso di diserbanti. Nessuna risposta per due anni, soltanto poco fa il Comune di Capodimonte ha reagito, in modo indiretto e inaspettato con la Determina n. 69 del 25 marzo. Argomentando che “… le recenti acquisizioni al patrimonio comunale di vaste aree urbanizzate … unitamente alla sempre più ridotta disponibilità di personale operaio da impiegare per la manutenzione, spingono sempre più costantemente all’utilizzo di erbicidi per il contenimento della crescita delle erbe infestanti a margine dei marciapiedi e delle aree a parcheggio” ha deciso di acquistare 80 l di erbicida (non è specificato quale!).
diserbo totale nell'uliveto vicino al Lago

Se veramente ci fossero problemi di finanziare il contenimento sostenibile della crescita delle erbe infestanti (proponiamo comunque di rivedere le priorità nelle scelte della spesa pubblica, dando importanza, anzi priorità assoluta alla salute della popolazione e degli impiegati del comune) – perché non fare appello a un impegno volontario e solidale dei cittadini? E come si spiega il fatto (come abbiamo appreso in questi giorni), che lo stesso comune è pronto a spendere migliaia di Euro per tagliare 22 alberi storici del viale alberato “I Pioppi” – l’erba no, ma gli alberi sì?

Nell’UE è in corso una vasta Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per bandire il glifosato: “Stop Glyphosate” (sostenuta tra altri da Greenpeace, Global 2000, Navdanya, Slow Food, WWOOF, Eaux et Rivières Bretagne, ARCI …). Se verranno raccolte un milione di firme in almeno 7 stati membri, la Commissione Europea sarà obbligata a considerare la richiesta – aderite!

o così?



venerdì 10 marzo 2017

Vendesi Bisentina?


L’Isola Bisentina è in vendita? Recentemente sono apparse voci circa la vendita dell’Isola e dell’interessamento di ricchi privati italiani o imprenditori stranieri - arabi, russi, americani … - pronti a comprarla. Sembra che adesso un fondo immobiliare chiuso sia concretamente interessato all’acquisto.
 
Non sappiamo a che punto sia la trattativa, ma abbiamo notato elicotteri che atterranno sull'Isola e un via vai di geometri, evidentemente autorizzati dalla proprietaria all’accesso, che eseguono rilievi degli immobili esistenti sull’isola. L’Ufficio Tecnico del Comune di Capodimonte, nella cui sfera di competenza l’Isola ricade, ha dichiarato che non è stato contattato da nessun possibile acquirente.
Già nel mese di dicembre, alcune associazioni ambientaliste che tutelano il lago hanno proposto l’acquisto al Fondo Ambiente Italiano (FAI), che ha subito dichiarato il suo vivo interesse. Infatti, l’acquisto dell’Isola da parte del FAI sembrerebbe un’ottima soluzione per garantire la tutela dell’interesse comune e il rispetto delle norme stringenti di tutela dell’Isola come patrimonio culturale e naturalistico dell’umanità.
 
Senza dubbio, dà più garanzie in questo senso una fondazione che si prefigge come scopo costitutivo la tutela del patrimonio ambientale nell’interesse collettivo, anziché un acquirente che agisce a proprio esclusivo vantaggio personale. Ricordiamo anche, che nel passato Donna Giulia Maria Crespi, fondatrice ed ex-presidente del FAI, assieme al Principe Giovanni del Drago è stata decisiva per salvare il Lago dal disastroso “Progetto Angelini”.
Le norme di tutela si esprimono in multipli vincoli - archeologici, architettonici, paesaggistici, di smaltimento dei reflui, ecc. – che in principio non lasciano spazio a interventi che modificano il patrimonio architettonico e naturalistico, ed esigono in più dal proprietario misure di tutela e ripristino.
 
Sul rispetto di questi vincoli vigilano enti pubblici: soprintendenze, comuni, provincia, regione. Ma non possiamo negare la nostra preoccupazione che grossi interessi privati, con grandi capacità finanziarie, possano far pressione affinché taluni di questi vincoli di tutela vengano "alleggeriti". 
Altre possibili soluzioni? L’interessamento di altre fondazioni, la creazione di una fondazione ad hoc, un gruppo di acquisto dell’immobile, o collaborazioni “miste” tra fondazioni, privati e enti pubblici. Si conta soprattutto nel sostegno degli enti pubblici, passivi finora, nel trovare una soluzione per la conservazione dell’Isola Bisentina come Bene Comune, e per permettere la sua fruizione dalla parte e per il bene della popolazione. Come cittadini speriamo anche di poter di nuovo usufruire dell’Isola quale centro culturale e ambientale – cuore e simbolo del Lago di Bolsena –, e non ultimo come polo di attrazione per i turisti di tutto il mondo, e quindi occasione unica per l’economia locale.
Figura centrale della vicenda è il sindaco di Capodimonte e la sua amministrazione, perciò vorremmo chiedere al sindaco:
  - di rendersi dalla proprietaria dell’Isola per un colloquio, accompagnato da un rappresentante   della cittadinanza, per informarsi e per fare presente l'interesse per un acquisto;
  - di esplorare, in tutta trasparenza, tutte le possibilità per il comune di esercitare il suo diritto di prelazione;
  - di chiedere che la proprietaria prima di una vendita adempia al suo obbligo di tutela e ripristino del patrimonio architettonico.

Le associazioni ambientaliste sono pronte a mettere le loro competenze e il loro entusiastico impegno per questo fine, augurandosi che altri si aggiungano. Comunque, anche nel caso di una vendita a privati, vigileranno energeticamente sulla stretta osservazione della normativa.