martedì 9 agosto 2016

Dialogo, non polemiche


Sono interessanti alcune reazioni alla pubblicazione dei dati di Legambiente sull’inquinamento sanitario del Lago di Bolsena e al suo rapporto sulla Goletta dei Laghi 2016. Rileviamo soprattutto i contributi del sindaco di Bolsena, Paolo Equitani (link), di Luciano Dottarelli presidente del Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia (link) e di Vincenzo Peparello, Presidente della Confesercenti di Viterbo (link).
estate 2016
 
Giustamente Dottarelli deplora le polemiche “infuocate” e “di breve respiro” che si ripetono ogni anno, rimanendo senza effetto concreto e positivo. Polemiche nella connotazione negativa che man mano la parola (che deriva dal greco "πολεμικός" - “attinente alla guerra”) ha assunto, nel senso di un batti e ribatti di parole e frasi con l’intenzione di sconfiggere, sottomettere la controparte, e dove l’atteggiamento corretto davanti a un problema serio – quanto lo è la salute del nostro lago – è assente: che richiederebbe invece una discussione e valutazione attenta e aperta di fatti e di argomenti, per poter avviare un processo condiviso che possa portare alla risoluzione dei problemi.

Positivo e notevole è che Legambiente, Dottarelli e Peparello sono d’accordo su due punti fondamentali:

- che esistono criticità reali, “problemi di fondo”, e che è prioritario risolverle;

- che per trovare questa soluzione sia indispensabile “un approccio convintamente integrato ai problemi del lago con forme di gestione realmente unitaria”.

Riassumendo i problemi di fondo esposti nei tre scritti sopraccitati:

·         una perfetta funzionalità del collettore fognario e degli impianti di depurazione esistenti;

·         l’individuazione e eliminazione di scarichi abusivi nei fossi, nel sistema di raccolta delle acque bianche e direttamente nel Lago (anche da barche);

·         a medio termine il completamento del collettore circumlacuale;

·         di promuovere interventi volti alla riduzione degli apporti nutrienti dovuti all’agricoltura;

·         gestire con maggiore efficacia il bilancio idrico del lago;

·         una gestione unitaria dei problemi legati alla vita dell’ecosistema del bacino lacustre di Bolsena.

scarico "ufficiale" nel tombino stradale, sul Lungolago di Capodimonte

Secondo Dottarelli, “sono queste le priorità che le popolazioni e gli amministratori da tempo conoscono e sanno di dover risolvere, se vogliono salvaguardare una risorsa ancora vitale ma delicata e bisognosa di attenzione com’è il nostro lago”. E rileva inoltre “l’atteggiamento nel bel film “Lago nostro, futuro nostro”, realizzato da Stefan Karkow e Carla Zickfeld” (vedi il trailer), che sanno “coniugare la passione con il rigore dell’analisi scientifica, che è sempre un’attività che richiede il lungo periodo”.

Infatti, il documentario riporta “dati ormai consolidati, che la comunità scientifica da tempo condivide”, raccolti, valutati e pubblicati da molti anni dalle associazioni ambientaliste del comprensorio, prima di tutte dall’Associazione Lago di Bolsena con il suo presidente Piero Bruni.

Purtroppo, finora l’azione degli amministratori è stata stentata e poco efficace, ciò che ha spinto le associazioni ambientaliste a ricorrere alla raccolta firme “Salvalago” (un grande successo con più di 14 mila firme raccolte) e a rivolgersi con una petizione all’Unione Europea (vedi link).

Uno dei punti prioritari (forse il più importante e richiesto dalle disposizioni dell’UE), la gestione globale delle criticità dell’ecosistema nel bacino lacustre, è stata addirittura bocciata dall’amministrazione regionale, che ha ridotto il Piano di Gestione della ZSC/SIC Lago di Bolsena a tre misure insulse (vedi link).

A Bruxelles è stato illustrato anche un’ulteriore problema di fondo, la cui esistenza Equitani, Dottarelli e Peparello negano, senza, sembrerebbe, essere sufficientemente informati: la questione dell’operato dell’ARPA. Sarebbe utile consultare la “revisione critica dei risultati dell’ARPA del 2013”, documento allegato alla petizione n. 2191/2013, discussa il 5 maggio 2015.

La parte più importante del documento è dedicato alla revisione critica dei dati rilevati e della loro analisi scientifica riguardo allo “stato ecologico delle acque”, (praticamente irreversibile, da non confondere con l’inquinamento sanitario) e dimostra importanti lacune nell’operato dell’ARPA. Questo giudizio è pienamente condiviso dalla comunità scientifica che per discutere dello stato di salute del Lago ricorre esclusivamente ai dati raccolti dall’associazione Lago di Bolsena, scartando i dati dell’ARPA.

Una parte più piccola della revisione critica si riferisce allo stato sanitario del Lago, mettendo in luce soprattutto due punti critici (oggetto di alcuni post dell’Osservatorio, e già del Rapporto sullo Stato di Salute del Lago 2011):

- Secondo la normativa vigente (ai sensi della Direttiva 2006/7/CE e disposizioni successive), le spiagge del Lago di Bolsena sono da definire come “soggette a inquinamento di breve durata”, a causa dello stato precario del collettore fognario, delle insufficienze delle reti fognarie comunali e dei multipli scarichi abusivi nei fossi e nel sistema di raccolta delle acque bianche. In questo caso, sempre secondo la normativa, per giustificare il giudizio “eccellente”, sarebbe obbligatorio che “siano adottate misure di gestione adeguate. .. per prevenire l'esposizione dei bagnanti” e “ ... per prevenire, ridurre o eliminare le cause di inquinamento ...”.

Visto l’assenza di queste misure di gestione, l’agenzia non avrebbe dovuto esprimere il suo giudizio di eccellenza e sarebbe stata tenuta, invece di fare un solo prelievo il mese, a monitorare e sorvegliare strettamente l’inquinamento sanitario.

- Se prendiamo l’esempio di Capodimonte, un lungo tratto (più di 2 km, il tratto più frequentato di tutto il Lago, con migliaia di bagnanti) è senza sorveglianza sanitaria, in violazione delle disposizioni del D.lgs. 116/08 art. 9: “... Il punto di monitoraggio è fissato ... dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti ed il rischio più elevato di inquinamento”. E in questo tratto di spiaggia Legambiente trova le acque inquinate (lo illustra questo link).

Invece di ricorrere alla negazione polemica della realtà o a improduttive proclamazioni di fede (“Non si capisce come i dati dell'ente deputato alle analisi delle acque [l’ARPA] possano essere messi in discussione da altri soggetti”), ci auguriamo una discussione aperta di queste critiche e un processo condiviso di ottimizzazione dell’operato dell’ARPA.

Finalmente un dialogo, che per anni è stato rigorosamente evitato dalle istituzioni.

dialogo
 

sabato 30 luglio 2016

Il Lago degli Struzzi


Il lago di Bolsena tra i più inquinati d’Italia. A dirlo è il rapporto annuale di Legambiente” …
Non è cambiato nulla: Esattamente come l’anno scorso, la Goletta dei Laghi di Legambiente (vedi il bollettino) riscontra una situazione preoccupante delle acque di balneazione del Lago di Bolsena - sei campioni su sette risultano fortemente inquinati.

Comune
Luogo
Analisi
 
Bolsena
Foce Fosso del Cimitero
entro i limiti
Montefiascone
Foce torrente nei pressi del parco giochi
fortemente inquinato
Marta
Lago, presso spiaggia in fondo a via Cava
fortemente inquinato
San Lorenzo Nuovo
Fosso il Fiume (Le Vene)/ Foce del Fosso Ponticello
fortemente inquinato
San Lorenzo Nuovo
Foce canale in località Prati Renari
fortemente inquinato
Capodimonte
Spiaggia in viale Regina Margherita (tra via dei Pini e via degli Eucaliptus)
fortemente inquinato
Gradoli
Foce fosso Cannello o foce del fosso Rigo
fortemente inquinato

 Ed esattamente come negli anni precedenti, gli amministratori negano:
Paolo Equitani, sindaco di Bolsena: “Il lago di Bolsena è sicuro, lo confermano i dati di Arpa Lazio” …

Si arrabbiano: “Non è possibile che chiunque si svegli la mattina possa pensare di fare delle analisi e di mettersi a parlare di vicende che non conosce”.

Giudicano: “Come mai i loro [dell’ARPA] dati risultano nella norma e quelli di Legambiente no? Risulta ovvio che solo uno dei due possa aver ragione, ma visto che l’Arpa è una società di professionisti che svolge da sempre controlli molto accurati con cadenza regolare, tendo a protendere per dar ragione a quest’ultima”.

E riassumono: “Enigma risolto, quindi, il divieto di balneazione non ci sarà perché i dati di Arpa contraddicono quelli di Goletta Verde”.

 
La verità, purtroppo, è tutt’altra. La professionalità degli operatori di Legambiente è incontestabile, i loro dati sono validi quanto lo sono i dati dell’ARPA; ambedue rispecchiano due facce della realtà:
Le acque di balneazione sono pulite là dove non ci sono fonti d’inquinamento e in giorni a basso rischio d’inquinamento – nei luoghi e periodi dove l’ARPA prende i prelievi.
Invece, vicino a possibili fonti d’inquinamento (foci dei fossi, scarichi dei serbatoi di accumulo del COBALB, scarichi abusivi …), le acque possono essere inquinate, soprattutto in periodi a rischio – luoghi e periodi dove Legambiente non evita di prendere campioni.
Ed è probabilmente per questo motivo che Legambiente ha trovato fortemente inquinate le spiagge del Lago di Bolsena il 17 luglio, due giorni dopo gli acquazzoni del 15 luglio. In vari modi le piogge possono causare un inquinamento del Lago: attraverso i scoli dei tombini stradali che convogliano le acque “bianche” (incluso ogni specie di sporcizia raccolta strada facendo) nel Lago, attraverso i fossi dove si accumulano sozzure e confluiscono numerosi scarichi abusivi …

inquinamento di un fosso
Questi pericoli sono ben noti, anche alle amministrazioni comunali. L’inquinamento rilevato da Legambiente è ben reale, e le autorità avrebbero dovuto pronunciare il divieto di balneazione; invece hanno preferito di mettere a rischio la salute dei bagnanti. E giustamente vanno “su tutte le furie i proprietari delle attività turistiche del lago”: di fronte all’incapacità dei comuni di prendere i necessari provvedimenti.
Un grande problema è che l’ARPA Lazio, quando dichiara “eccellente” la balneabilità delle acque, abbellisce la realtà: applica una normativa valida nel caso di un lago “sotto controllo”, senza scarichi abusivi e accidentali (quindi nell’ipotesi di una situazione stabile, statica della qualità delle acque) al Lago di Bolsena dove si verificano frequenti “inquinamenti di breve durata”, a causa del collettore fognario disastrato e delle numerose altre fonti d’inquinamento attive (vedi link). Questa situazione richiederebbe una frequenza più alta dei prelievi, oltre che a fissare i punti di monitoraggio (D.Lgs. 116/08) “... dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti ed il rischio più elevato di inquinamento“: ed è qui dove Legambiente trova l’acqua inquinata, mentre l'ARPA evita questi punti a rischio.  Il caso più lampante è il Lungolago di Capodimonte dove i bagnanti sono effettivamente senza sorveglianza sanitaria.

Inadempienze dell'ARPA e di responsabilità comunale quindi, e non solo malfunzionamenti del collettore COBALB. Ma anche qui troviamo una situazione a rischio: i lavori per il ripristino del disastrato collettore circumlacuale non sono ancora stati assegnati, causa intoppi amministrativi e problemi legati alla nuova normativa degli appalti pubblici. Ormai sembra sicuro che l’inizio dei lavori slitterà all’anno prossimo, con il pericolo di sversamenti fognari durante l’alta stagione.

Un altro aspetto è la diffusa politica del negare ogni problema, dell'oscurare – la politica dello struzzo - che è altamente controproducente poiché impedisce l’impegno serio per risolvere le criticità, con la sistematica e colpevole soppressione delle informazioni ritenute scomode. Un’eclatante esempio è la censura esercitata dalla direzione del festival “Cinecastello” a Bolsena (direttore Emiliano Leoncini, relatore Aldo Forbici, giornalista RAI), dove il documentario “Lago nostro – Futuro nostro” (vedi il trailer) creato da Stefan Karkow e Carla Zickfeld all’ultimo momento (e dopo la pubblicazione dei dati di Legambiente!) è stato eliminato dal programma (da tempo stabilito).
manifesto di "Cinecastello" del 18 luglio, prima della censura
Perché? Un film che mostra in maniera olistica le bellezze, l’ambiente del lago come unità di acqua e terra e discute con scienziati (ecologisti e biologi, climatologi, urbanisti), ma anche alla base con contadini e pescatori, i problemi e soluzioni per risolvere i problemi ecologici attuali. Un Slow-Film poetico che documenta e discute in maniera olistica nostro territorio e potrebbe essere anche considerato un studio antropologico, un omaggio alle persone che sono coinvolte. Però considerato “un film politico” dal direttore, e “la politica non vogliamo qui”.
 
Ma come siamo ridotti.

giovedì 2 giugno 2016

Madre Terra ammonisce


Madre Terra ammonisce gli amministratori: è ora di farla finita con i progetti di sfruttamento geotermico nella zona di Castel Giorgio. È proprio lì il centro dello sciame sismico (di cui di magnitudo 4,1 la scossa finora più forte) che da giorni preoccupa la popolazione, con chiusura delle scuole in 5 comuni e lievi danni ad alcuni edifici.

Terremoto del 30 maggio ore 22.24, epicentro a Castel Giorgio, magnitudo 4,1
 
I primi a reagire sono stati i candidati sindaci (vedi l’articolo di newtuscia): ”il 31 maggio, i candidati sindaci di Castel Giorgio (Andrea Corridore, Andrea Garbini, Rodolfo Proietti e Claudio Tarmati) ed i candidati sindaci di Acquapendente (Angelo Ghinassi, Francesco Luzzi e Solange Manfredi) hanno firmato un documento che li impegna, una volta Sindaci, ma anche come opposizioni, a contrastare i pericolosi progetti geotermici. Ed a perseguire la valorizzazione di un territorio a vocazione agricola, turistica, artigianale e naturalistica di qualità, e che deve essere protetto da avventure industriali a carattere speculativo.”

Facciamo appello a tutti i candidati sindaci del comprensorio del Lago di Bolsena, affinché seguano questo esempio di responsabilità e firmino un impegno analogo.

I candidati di Castel Giorgio e Acquapendente ricordano che la presidente della Regione Umbria deve assumersi le sue responsabilità a salvaguardia della salute dei cittadini: “È necessario che la Presidente Marini - nelle cui mani è da tempo una decisione finale - la prenda ora, con coraggio, sulla base di ormai incontestabili dati tecnici e della contrarietà delle popolazioni che amministra. E finalmente respinga il progetto, come è ampiamente nei suoi poteri e nei suoi doveri. E riveda urgentemente-dopo l’attuale terremoto, ancora in corso- la improvvida decisione di declassare Castel Giorgio e Castel Viscardo da classe sismica 2 a classe 3 presa nel 2012 (DGR n. 1111/2012).”
 
 
Come lo riassume l’Associazione Lago di Bolsena, il quadro è chiaro:
“In Umbria, il 23 Marzo, il Consiglio Regionale ha approvato il parere contrario all’impianto proposto dalla propria Commissione Ambiente. Tutto è predisposto affinché la Giunta possa negare l’autorizzazione dell’impianto anche da oggi, ma le settimane passano e niente accade.
Nel Lazio, il 24 Marzo, ha avuto luogo una audizione presieduta dal Presidente Enrico Panunzi, alla presenza dell’Assessore Mario Buschini, assistito dall’Ing. Flaminia Tosini. L’audizione si è conclusa con l’impegno di organizzare un tavolo tecnico. Ma anche in questo caso le settimane passano e niente accade.
A livello di Governo, il 15 Aprile 2015, le Commissioni Parlamentari congiunte dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente hanno impegnato il Governo con una risoluzione a stabilire entro sei mesi una zonizzazione dove si può autorizzare o meno la geotermia. Sono passati 13 mesi, ma niente accade.
Questi ritardi fanno pensare che a livello superiore vi sia l’intenzione di arrivare alle ferie estive e poi al referendum di ottobre per cambiare le carte in tavola con le eventuali modifiche della Costituzione.”

Il temporeggiare degli organi delle Regione è dovuto all’influenza delle lobby della geotermia su alti livelli del governo, che perdura anche dopo la caduta della ministra Guidi? Come ha rivelato l’indagine di Potenza, due erano in particolare, secondo i giornali nazionali che riportano le inchieste in corso, i protagonisti di questa sporca vicenda geotermica:

Stefano Boco, ex-sottosegretario, ex-onorevole, ora presidente della società geotermica Magma Energy Italia (con le collegate ToscoGeo e Graziella Green Power di una nota famiglia di gioiellieri di Arezzo, città da cui proviene anche il deputato PD Marco Donati, di cui si parla nelle intercettazioni) che viene favorito dal sig. Gemelli, compagno della Ministra Guidi. L’altro è l’onorevole Ignazio Abrignani, che probabilmente segue dalle origini l’iniziativa, essendo stato Capo della Segreteria dell’On Scajola. Le imprese pro-quartierino dell’onorevole sono numerose. E di sue attività notturne in Parlamento per infilare emendamenti pro-geotermia parlano le carte dell’inchiesta potentina, collegandole in qualche modo all’attività del Boco.

Madre Terra ammonisce: se mi stuzzicate, io reagisco. Nel mondo scientifico, da decenni è acquisito che trivellazioni , fracking e sfruttamento geotermico inducono terremoti, che possono raggiungere una magnitudo corrispondente a quella della tipica sismicità naturale della zona. Ricordiamo che la magnitudo del terremoto avvenuto a Castel Giorgio, nel 1957, era di 4,9 – con gravi danni agli edifici della zona.

 
Tenendo conto del parere scientifico, è non soltanto ridicolo, ma soprattutto preoccupante nella sua ignoranza, il commento dell’ITW-LKW Geotermia Italia ai recenti eventi sismici: “Nessuna relazione tra geotermia e sismicità”.


venerdì 27 maggio 2016

Salviamo l'Isola Bisentina!


Circa due mesi fa si è formato il Coordinamento Cittadino “Salviamo l’Isola Bisentina”, costituito da un gruppo di associazioni e realtà della cittadinanza attiva del comprensorio del Lago di Bolsena, con l’obiettivo di intervenire per la salvaguardia dell’Isola Bisentina.
Come sappiamo tutti, l’Isola, proprietà della Principessa Maria Angelica Del Drago, è inaccessibile ai visitatori ormai da dieci anni; da molti anni il patrimonio architettonico si sta degradando pericolosamente. Né la proprietaria, né amministrazioni e istituzioni sembrano in grado di tutelare questo prezioso Bene Comune.
Qui sotto segue la presentazione programmatica del Coordinamento Cittadino. Possiamo sostenere l’azione da subito, inviando un'email al Governo Italiano, che invita i cittadini a segnalare “un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare.” (vedi la pagina del Governo Italiano bellezza.governo).
Un numero importante di segnalazioni in favore dell’Isola Bisentina potrebbe svegliare, già sin d’ora, l’attenzione delle amministrazioni. Un esempio semplice per la mail da inviare, entro il 31 maggio, all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it :
Oggetto: Isola Bisentina, Capodimonte, prov. VT, Lazio
Desidero aderire all’invito del Governo Italiano, segnalando l’Isola Bisentina, Capodimonte (Lazio - prov. VT) all’iniziativa bellezza@governo.it.
Distinti saluti
 Per approfondire la problematica, è possibile inviare allegati fino a 3 MB.
Importante anche, che ognuno ha la possibilità di segnalare più luoghi (purtroppo non mancano i luoghi da recuperare!), preferibilmente tramite un’email per ogni luogo.
 
 



Salviamo l’Isola Bisentina!

L’Isola Bisentina con il suo singolare valore architettonico e naturalistico, nonché culturale e spirituale, costituisce uno dei patrimoni più preziosi del comprensorio del Lago di Bolsena e dell’intera Regione Lazio. L’isola, ricca di dettagli prodigiosi – i sette oratori (tra cui l’oratorio di Monte Calvario con la Crocifissione attribuita a Benozzo Gozzoli, e il tempietto sangallesco di S. Caterina), il convento con il chiostro e la sua chiesa coronata dalla cupola “vignolesca” del Garzoni, i giardini, i lecceti, le rupi inaccessibili – è da intendere, più che somma delle sue parti, come opera d’arte ideale e totale, unica nel mondo.
Dopo un periodo di apertura generosa al pubblico e di disponibilità per molteplici esperienze artistiche e naturalistiche, l’isola è inaccessibile ai visitatori ormai da dieci anni; da molti anni il patrimonio architettonico si sta degradando pericolosamente. Né la proprietaria, né amministrazioni e istituzioni sembrano in grado di intervenire per salvaguardare questo prezioso Bene dell’Umanità.
Recentemente, un gruppo di associazioni e realtà della cittadinanza attiva del comprensorio si sta organizzando per tentare di cambiare le sorti dell’Isola. Il nostro intento è, in primis, ricordare – nel senso di riportare nel cuore – a tutti le bellezze e l’importanza della nostra Isola. In secondo luogo, vogliamo sostenere le persone e gli organi coinvolti nella salvaguardia e la cura del patrimonio architettonico e naturalistico, puntando sulla condivisione e sul dialogo, proponendo soluzioni concrete e realistiche.
Nel corso di quest’estate, allestiremo una mostra documentaria itinerante che informa sulla storia dell’Isola e parla delle sue bellezze e problematiche. La mostra sarà affiancata, tra l’altro, da conferenze che illustreranno i vari aspetti. Pubblicheremo articoli, sensibilizzeremo i media e inviteremo tutte le figure coinvolte a partecipare a una tavola rotonda, dove si tenterà di costruire una soluzione.
Ci appelliamo a tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Isola di partecipare e di contribuire al nostro impegno. Una prima possibilità per scambiare idee e informazioni rappresenta il gruppo su facebook “Salviamo l’isola Bisentina”; inoltre potete rivolgervi a noi scrivendo a “salviamolabisentina@gmail.com”.

 Coordinamento Cittadino “Salviamo l’Isola Bisentina”

 

lunedì 18 aprile 2016

Importanti novità - geotermia e collettore circumlacuale


Novità positive riguardanti due temi critici, essenziali per la salute del Lago di Bolsena.


Già il 15 febbraio (dopo le sfortunate esternazioni del manager dell’ITW-LKW Geotermia Italia S. p. A., Diego Righini, vedi link), la seconda commissione consiliare dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, presieduta da Eros Brega, aveva effettivamente detto NO agli impianti geotermici sulla piana dell’Alfina (vedi il link del RadioGiornale). Aveva proposto all’Assemblea Legislativa di impegnare la Giunta Regionale a tenere in debita considerazione … “la totale contrarietà espressa con atti ufficiali da parte di tutti gli Enti locali della zona, oltre che dai cittadini e dai numerosi comitati che si sono costituiti per avversare il Progetto”. Inoltre, aveva chiesto “che ogni decisione finale sia subordinata al rispetto del principio di precauzione, principio che deve prevalere in tutti gli ambiti che attengono l’interesse della salute della popolazione e della tutela ambientale, come previsto sia dalla normativa nazionale che europea”.

E infine, dopo multipli rinvii, il 22 marzo, con 11 voti favorevoli della maggioranza e 6 astenuti delle opposizioni, l'Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato la proposta di risoluzione predisposta dalla Seconda Commissione (vedi il link). Adesso spetta alla Giunta Regionale la decisione finale.

voto nell'Aula di Palazzo Cesaroni
Nel frattempo, il Ministero dell’Ambiente aveva chiesto, con lettera del 11 febbraio, alle Regioni Umbria e Lazio di svolgere le opportune verifiche su quanto denunciato dalla Associazione Lago di Bolsena per cui “la costruzione di detti impianti-considerate le particolari caratteristiche del lago e della falda profonda non confinata- rischierebbero con il tempo di inquinare con quantità significative di arsenico (di cui sarebbero ricchi i fluidi di risalita provenienti dall’acquifero vulcanico)  il lago di Bolsena, nonché la falda utilizzata a scopo idropotabile in diversi territori del Viterbese e parte dell’Orvietano”.

Intanto si muove anche la Regione Lazio con la proposta, fatta dal neo-assessore all’Ambiente Mauro Buschini il 24 marzo durante un’audizione in Commissione Ambiente, di istituire un tavolo di approfondimento tecnico sugli impianti geotermici pilota sulla piana dell’Alfina. All’audizione, richiesta dal Comune di Montefiascone, erano presenti l’assessore Renato Trapè per il Comune falisco, i sindaci di Acquapendente Alberto Bambini e di Bolsena Paolo Equitani, e rappresentanti dei comitati cittadini tra cui Piero Bruni (presidente dell’associazione Lago di Bolsena). Nel corso dell’audizione gli amministratori hanno espresso perplessità sull’impatto che questi impianti possono avere per la vocazione turistica del territorio.

Ultima notizia dall’articolo “Gli interessi del “quartierino” sul settore geotermico” di “Il Sole 24 Ore”: la lobby della geotermia sembra sia coinvolta anche nelle inchieste che riguardano l’ex ministra Guidi (del Mise – ministero dello Sviluppo Economico, che si è prodigato nel sostenere gli impianti dell’Alfina) e il suo compagno Gianluca Gemelli.

Nell’inchiesta di Potenza sullo scandalo petroli s’ipotizza l’accusa di associazione per delinquere per Gianluca Gemelli, Nicola Colicchi (presidente della camera di commercio di Siracusa), Paolo Quinto (capo della segreteria della senatrice Anna Finocchiari) e Ivan Lo Bello (numero due di Confindustria) che si sarebbero mossi per commettere “delitti contro la pubblica amministrazione, un numero indeterminato di delitti di traffico di influenze illecite, abuso di ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.” Miravano, tra l’altro, “alla realizzazione di impianti energetici” in tutta Italia, e “al permesso di ricerca di risorse geotermiche per la sperimentazione di impianti pilota”.

E siamo solo all’inizio delle indagini. Geotermia, energia pulita?

 
Per quanto riguarda il collettore circumlacuale delle acque reflue del comprensorio gestito dal COBALB, finalmente (pubblicazione il 30 dicembre 2015) è stato bandito l’appalto denominato appalto dei lavori di adeguamento rete fognaria e depuratore Cobalb a servizio dei comuni del lago di Bolsena.

 
Termine ultimo per la presentazione delle offerte è stato il 8 febbraio. L'assegnazione dei lavori ha subito un lieve ritardo perché non era stata rispettata in pieno la proceduta dell'ANAC (Autorità Anti Corruzione presieduta dal Dott. Cantone)

Comunque, tutto è stato risolto, e tra poco sarà conosciuto il nome della ditta aggiudicataria dei lavori. Gli interventi saranno concordati con il COBALB e la sua esperta squadra guidata dal direttore Massimo Pierangeli, che nell'intero procedimento è stato nominato supporto RUP. L'importo complessivo dei lavori è di due milioni di Euro I.V.A. compresa.

I primi lavori riguarderanno interventi urgenti sul collettore stesso e sulle stazioni di pompaggio; dopo tanti anni possiamo contare su un’estate tranquilla sotto questo aspetto!

mercoledì 10 febbraio 2016

Comprasi Regione?

Diego Righini, manager capo dell’ITW-LKW Geotermia Italia, è sconsolato, amareggiato: “avuti tutti i permessi imposti dalla legge e anche quelli aggiuntivi imposti dall’opportunità politica, non riesce ad avvitare nemmeno un bullone della futura centrale geotermica di Castel Giorgio”. Mancano le firme definitive delle Regioni Lazio e Umbria.

Diego Righini, manager dell'ITW-LKW Geotermia Italia,

“Se fossimo passati, da queste autorità, con le “bustarelle” a quest’ora tutto sarebbe risolto” si lamenta Righini. Per Il Sole 24 Ore, che ha pubblicato e commentato una lettera aperta del manager, “… un lamento sbagliato, inaccettabile, che i destinatari dell’ipotetica “unzione” sanno respingere con la dovuta indignazione”, ma è uno “sfogo umanissimo” (vedi il contributo).

Parlando di “violenza amministrativa”, Righini protesta: “Non ci crederete, ma paghiamo migliaia di dirigenti e dipendenti pubblici per non avere in cambio da loro nulla di quello che ci serve come imprenditori e cittadini”.

Evidentemente, Righini è a conoscenza dei personaggi corrompibili in grado di facilitare le sue pratiche.

“Faccia i nomi, dica chi sarebbero coloro disponibili a cedere alle pressioni di qualsiasi imprenditore, si rivolga alla magistratura penale e chieda giustizia” afferma un rappresentante delle istituzioni locali dell’orvietano. “Se qualcuno può essere condizionato da un sistema ‘oliato’ non si perda tempo e si vada direttamente negli uffici della Procura della Repubblica competente”, aggiunge un sindacalista del territorio” secondo un articolo del RadioGiornale.

Ma il vero motivo dell’esternazione di Righini è di fare il suo dovere da “imprenditore e cittadino”? Perché il famoso quotidiano economico italiano da voce e sostegno al manager dell’ITW LKW?

Se si trattasse solo del manager Righini, personaggio poco significante reduce da una breve e sfortunata carriera politica nel MIR (Moderati in rivoluzione, 0,2 % di consensi nel 2013, poi dissoltosi in FI, il cui leader Gianpiero Samorì – vicino a Dell’Utri e alla massoneria (vedi qui e qui) - rinviato a giudizio per il crac della banca Tercas), qualcuno ne prenderebbe nota? Ha ricevuto un minimo di attenzione soltanto in febbraio 2013 quando ha invitato a “colpire una giornalista di sinistra che punta a fermare la nuova politica” (colpevole perché “la sera si vede con i vertici del Pd”) pubblicando nome e numero di telefono della giornalista: “Chiamatela, potrebbe accontentare anche a voi!” (vedi il contributo , da non perdere anche la sua intervista in occasione del Festival dell’Energia 2014, dove si presenta da eccellente venditore (di fumo)).

impianto geotermico
Altrettanto priva di interesse è la società rappresentata da Righini: secondo le ricerche dell'Associazione Lago di Bolsena, ha un socio unico di diritto austriaco, è stata fondata con capitale di 200.000 euro ed ha un unico dipendente. La ITW-LKW Geotermia Italia non ha mai fatto un lavoro di qualsiasi natura e neppure il socio unico, e non ha di conseguenza alcuna competenza tecnica.

Questi sono quindi il personaggio e la ditta a cui vogliamo affidare un progetto delicatissimo per la salute dell'ambiente e dei cittadini?

Sappiamo però che a livello governativo un solido patto traversale appoggia il progetto di Castel Giorgio (Abrignani, Barberi ecc.) ed esercita una notevole pressione sulle Regioni, che danno segnali di cedere, pronte a revocare parole date e opinioni contrarie pubblicamente espresse (Refrigeri, Valentini) nel passato (vedi qui). La cittadinanza rappresentata da tutti i Sindaci del comprensorio è compattamente contraria al progetto (vedi il nostro post).

Non potrebbe quindi trattarsi piuttosto di un monito dall’alto, diretto alle Regioni e gli addetti incaricati a decidere sui permessi?  Un monito che contiene anche un accenno alla possibilità di fare i nomi di quelli che (come insinua Righini) prendono “le bustarelle”?

Avrà lo sperato successo questo monito, potrà agevolare l’arrivo del placet delle Regioni? Forse non sarà così semplice: il presidente della seconda Commissione di Palazzo Cesaroni, Eros Brega, in una nota “condivisa anche dai componenti dell'organo assembleare” ritiene "gravissime e inaccettabili le considerazioni che il manager della società Itw-Lkw, Diego Righini, ha espresso” (vedi articolo).

lunedì 25 gennaio 2016

Bilancio 2015


2015 – un altro anno di lotta dura per la tutela del Lago di Bolsena. E non sarà l’ultimo.

Finalmente si registra un successo sul fronte della raccolta delle acque fognarie del comprensorio lacustre e del loro smaltimento: è stata indetta la gara di appalto per il ripristino del disastrato collettore circumlacuale (anche se mancano alcuni chilometri di collettore per essere definito come tale). Il termine per la presentazione delle offerte scade l’otto febbraio, l’apertura delle offerte è prevista il 16 febbraio.
Durante tutto l’arco dell’anno scorso si sono succeduti piccoli e grandi sversamenti, accidentali oppure “programmati”, delle fognature nel Lago. L’ultimo è stato causato dalla rottura, il 12 dicembre, dell’unica pompa della stazione 14 sul confine tra i comuni di Marta e Montefiascone ed è durato quasi una settimana (vedi l’articolo del RG). Dopo le riparazioni le persone tendono a dimenticare, ma il Lago non dimentica perché accumula negli anni gli effetti dei successivi sversamenti, piccoli e grandi, e li rende misurabili sotto forma di concentrazione di fosforo totale.

 
Se tutto va bene i lavori potrebbero iniziare fine marzo, giusto in tempo per risolvere i problemi più urgenti del collettore prima della stagione estiva. Comunque, il grosso dei lavori (tempo complessivo previsto di 280 giorni) si farà dopo l’estate. Sono a disposizione circa 2 milioni di Euro – 1,3 milioni per ridare funzionalità al depuratore, 700 mila per riparare il collettore.

Sul fronte della geotermia l’esito della lotta è ancora incerto, ma le previsioni sono pessimistiche. Si ricorda (vedi i nostri post precedenti) che il permesso di ricerca geotermico si trova a cavallo delle Regioni Umbria e Lazio e che prevede due impianti “pilota” a media entalpia, uno a Castel Giorgio in procinto di concludere l’iter autorizzativo, e il secondo a Torre Alfina la cui procedura è nella fase iniziale. Sono impianti che espongono a rischio di inquinamento con arsenico l’acquifero dal quale viene attinta l’acqua per uso potabile, oltre ad aumentare il rischio sismico (per una documentazione completa vedi il sito dell’associazione Lago di Bolsena). Il Governo ha già autorizzato l’impianto di Castel Giorgio che ora deve essere convalidato dalle due Regioni presso la Conferenza dei Servizi appositamente costituita.

 
Ora che il progetto è arrivato nelle mani delle Regioni Lazio ed Umbria, più vicine alle tematiche del proprio territorio, si spera che si rendano consapevoli che l’impianto di Castel Giorgio preleverebbe da sotto il bacino del Tevere in Umbria 1000 tonnellate all’ora di fluido geotermico, contenente centinaia di microgrammi per litro di arsenico, per riversarlo sotto il bacino idrogeologico del lago di Bolsena, mettendo a rischio di inquinamento il sovrastante acquifero. Tutto questo non accadrebbe se fossero adottate recenti (per pozzi profondi) tecniche alternative a basso rischio ambientale note come BHE o DHE (Borehole o Downhole Heat Exchanger).
Invece diventa sempre più evidente che le due Regioni sono pronte a cedere alle pressioni del Governo. Ultimo indizio ne è il fatto che i sindaci, i comitati e le associazioni dell’Orvietano sono stati ascoltati dalla Commissione Ambiente della Regione Umbria (incaricata di approfondire le tematiche relative alla geotermia “pilota” sull’Alfina) separatamente (contrario a quanto previsto) dalle rappresentanti della società ITW-LKW che vuole realizzare gli impianti. A ciò si aggiungono alcune dichiarazioni dell’Assessora all’Ambiente Fernanda Cecchini dell’Umbria (vedi l’articolo del RG).
L’associazione Lago di Bolsena ha chiesto alla Commissione Ambiente della Regione Lazio di convocare, come in Umbria, una audizione per ascoltare il parere dei sindaci e delle associazioni ambientaliste dei comuni del comprensorio. È fondamentale che la convocazione avvenga prima che la Regione Lazio esprima il proprio parere alla suddetta Conferenza dei Servizi. Procedura opportuna visto che in occasione di un convegno ad Orvieto tutti i Comuni, nessuno escluso, della vasta area umbro laziale che circonda gli impianti hanno detto NO ai due progetti: 25 Comuni che rappresentano 85 mila abitanti e 1700 km² del territorio! Si può ignorare la voce dei cittadini?

 
Il 2015 è stato anche l’anno in cui l’Amministrazione Regionale ha rinunciato a realizzare una tutela efficace e globale dell’ecosistema del Lago, che sarebbe invece l’unico modo per arrestare il suo degrado. Ha deciso di ignorare il preciso programma delineato nelle Misure di Conservazione della zona di protezione speciale (ZPS) del Lago e elaborato dai massimi esperti in materia sostituendolo con alcune misure completamente inadeguate (vedi il post).

In sintesi, un bilancio pesantemente negativo per il 2015: da una parte sono stati resi disponibili i fondi per il ripristino dell’attuale collettore, lasciando però irrisolte altri significativi problemi quali lo smaltimento delle acque reflue sul versante occidentale del Lago, la revisione delle reti fognarie locali, l’abusivismo e tante altre. Gli effetti si misurano con l’aumento del fosforo totale che è aumentato da 8 a 15 microgrammi per litro nel corso degli ultimi otto anni.
Tutto ciò soltanto dopo anni di esasperante lotta contro il muro di gomma, di impossibilità di dialogo - peraltro ampiamente promesso nel periodo elettorale da parte delle amministrazioni pubbliche - di promesse fatte e non mantenute, supportate da improbabili rassicurazioni dell’ARPA (vedi post). La lotta contro l’inquinamento fognario è stata efficacemente sostenuta dall’Unione Europea che ha minacciato il suo intervento (vedi post).
Dall’altro lato, pesa l’assenza di una gestione responsabile del territorio dovuta anche alla prioritaria disponibilità degli amministratori per favorire interessi politici, partitici e privati: un’assenza diventata evidente nella gestione del dossier Geotermia e nel rifiuto di adottare un efficace Piano di Gestione per il Lago.
Il tutto in un’atmosfera di mancanza totale di dialogo, di trasparenza amministrativa e di coinvolgimento della cittadinanza: in sintesi di mancanza di maturità democratica.

Non demorderemo, anche se si pone seriamente la questione: è ancora utile di proseguire sulla strada dei tentativi di dialogo con queste forze politiche, oppure bisognerebbe riflettere su altre strategie di lotta?

Chiudiamo con un’ultima, buona notizia: in seguito al costante e attento lavoro svolto dall’associazione animalista Irriducibili Liberazione Animale, la Provincia di Viterbo ha rinunciato all’eradicazione delle oche canadesi dal Lago di Bolsena, iniziata nella primavera 2015 è voluta fortemente dall’amministrazione comunale di Capodimonte (vedi i nostri post precedenti).
Comunicano gli “Irriducibili”: “I primi di dicembre, dopo vari contatti con la Provincia di Viterbo, ci viene comunicato che le oche canadesi potranno starsene libere nel lago di Bolsena senza essere sterilizzate. Abbiamo fatto tanta pressione e alla fine siamo riusciti ad ottenere un risultato. Non sappiamo per quanto durerà perché nulla è per sempre, ma almeno per un po’ le oche staranno in pace. Per il momento prendiamo positivamente quanto fatto finora, che non è poco” (vedi l’articolo).